L’uomo, per quanto piccolo e limitato, se non è solo può essere più grande di quanto si possa immaginare, più grande anche di una malattia terminale, la quale consuma e logora il fisico. Questo si vede nell’opera di Emmanuel Exitu, regista e autore, premiato a Cannes come vincitore del Babelgum Online Film Festival. La sua telecamera ha guardato e seguito la vita di Rose Busingye, infermiera fondatrice del Meeting Point International, “mama” dei malati terminali di AIDS, nelle baraccopoli di Kampala.,Il documentario si apre con l’alternarsi tra due serie di inquadrature: i dettagli delle mani di un artigiano che lavora l’argilla per farne una forma umana e donne africane che danzano a suon di musica. Questo incipit presenta subito i “personaggi” protagonisti del racconto di Exitu: l’artigiano emiliano Leonardo Lucchi e le donne ugandesi malate di AIDS. Leonardo, come nostra guida, ci accompagna nell’incontro con le persone e con le loro vicende; egli non si limiterà a guardare con noi, ma anche instaurerà un dialogo con esse, sia domandando della loro vita, sia contribuendo nelle loro attività: spaccando le pietre con le donne africane, plasmando animaletti e bambolotti d’argilla per i bambini, portando una valigia di peluche ad i bambini sieropositivi, rifiutati dalle loro famiglie, abbandonati ma in seguito riaccolti e riamati nella casa-famiglia fondata da Rose. Più grande dell’abbandono, della povertà e di un lavoro duro c’è l’amore di questa infermiera, per la quale le spacca-pietre decisero di inviare aiuti agli afro-americani di New Orleans, devastati dall’uragano Katrina: “Vogliamo anche noi aiutare, per come siamo state guardate ed amate da Rose”.,Le donne di Rose, cantano, ballano, cucinano e mangiano insieme; lavorano, gestiscono la casa, seguono con attenzione le prescrizioni mediche, non disdegnano alcuna medicina utile per la loro salute, anche se assumendola perdono la forma fisica “snella e longilinea” tanto decantata. Più grande della malattia e del dolore è la gioia di essere ancora vive, di poter godere insieme di quello che c’è; dice infatti Rose: “La vita… Che cos’è la vita? Mangiare, dormire, morire? Ma tutti devono morire!” Per Rose, le malate di AIDS non devono vivere meno gioiose di altri, perché per tutti la morte è l’approdo finale. Ma da Rose e dalle “sue donne” (come Vicky, una donna dalla storia incredibile e drammatica) la morte non è vista come fine insensata. ,Ma cosa fa di così speciale questa Rose, che porta tutti ad essere “più grandi”? Esemplificativo è il flash back posizionato da Exitu alla fine della prima metà del documentario: vediamo in bianco e nero il passato di una giovane donna che ha appena scoperto di essere sieropositiva, il volto affranto, il rifiuto di curarsi e di parlarne con gli altri. Rose la viene a cercare, la invita al Meeting Point International, le offre una nuova opportunità di vita pur sapendo della sua malattia. A colori vediamo il presente della donna, la quale alla fine ha scelto di recarsi nel centro di Rose e di non negarsi una vita piena e in compagnia. Semplicemente questo fa Rose: offre la consapevolezza che in ogni situazione, anche la più dolorosa, si può scegliere la vita anziché la morte, la compagnia e la gioia di una vita insieme anziché la solitudine e l’abbattimento, la speranza e la certezza in un Oltre anziché la disperazione.,Annalisa Cipolat Mis