L’opera prima cinematografica della bulgara Michelle Bonev verrà ricordata certamente più per il contorno mediatico che l’ha accompagnata che per altri meriti. Vincitrice del neo istituito premio “Action for Women” alla Mostra del Cinema di Venezia 2010 (che i più pensano sia stato un regalo dell’ex ministro della cultura Bondi su richiesta diretta del premier) il film è stato acquistato dalla Rai per la distribuzione nelle sale cinematografiche italiane. La storia ricalca il genere “feuilleton”, con una protagonista bella, fredda e cattiva, cresciuta nella Bulgaria degli anni 70: desiderosa di indipendenza dall’oppressione comunista, Jana viene cacciata di casa per il suo comportamento anticonformista e decide di farla pagare a tutti, in primis alla madre che, diventata anziana, viene rinchiusa in un ospizio-lager. Ma, dopo essersi separata da un marito “pro-forma” Jana terrorizzerà col suo fare dispotico anche le due figlie, fin quando le ragazze, affrancatesi dalla tirannica madre, riusciranno a far valere i loro diritti e riavere la tutela legale della nonna, trasferendola in un luogo più accogliente. ,Se Goodbye Mama, invece che nei cinema, fosse stato trasmesso nella seconda serata televisiva, probabilmente nessuno avrebbe avuto niente a che ridire: in televisione si vedono cose molto più brutte e raffazzonate a qualsiasi ora. Ma l’impegno della Rai per distribuire il film nei cinema è evidentemente sproporzionato, di fronte a un prodotto così mal raccontato, nel quale la recitazione autoreferenziale della protagonista/regista annichilisce totalmente la storia e gli spunti, che pur ci sono e potrebbero diventare interessanti. La piattezza dei personaggi (o la loro assenza: mentre della figlia maggiore di Jana vediamo tutti i tormenti, la minore si palesa solo a un certo punto in una elegante villa romana), gli sguardi fissi degli attori, le inquadrature da fotoromanzo degli anni 70, fanno inconsciamente desiderare un’interruzione pubblicitaria o poter cambiar canale col telecomando.,Beppe Musicco