Thriller mediocre, non tanto per la fattura onesta e per il cast (discreto, eccezion fatta per Ray Liotta, efficacissimo nella parte del “mostro”) quanto per una sceneggiatura sfilacciata che si perde per strada. Diretto da Daniel Alfredson (La ragazza che giocava con il fuoco; La regina dei castelli di carta), Go with Me è sceneggiato dalla coppia formata da Joe Gangemi e Gregoy Jacobs, quest’ultimo produttore di parecchi film di Soderbergh oltre che occasionalmente sceneggiatore e regista. I due lavorano su un racconto omonimo di Castle Freeman Jr. e l’idea su cui fondare tutta la vicenda non è niente male: mettere in scena una sorta di road movie tra i boschi dove le vittime si mettono a dare la caccia al lupo, impersonato da un grande Ray Liotta che buca lo schermo e riesce a regalare più di un brivido. Il problema è che la sceneggiatura è scombiccheratissima: liquida le premesse in poche battute e non lavora benissimo sul terzetto protagonista, le cui ragioni d’azione sono appena approfondite.

Va meglio quando Alfredson & Co. giocano con le attese dello spettatore, evocando in più riprese la figura del violento Blackway che pare essere una sorta di principe nero della sperduta porzione di provincia americana in cui è ambientato il film. Una buona ambientazione tra i boschi in cui aleggia una presenza di sangue e di morte (Twin Peaks ancora oggi è punto di riferimento assoluto per certi film di genere) ma una narrazione claudicante che peraltro termina in modo sin troppo brusco e ovvio. Insomma: si è creata una grande attesa per il mefistofelico Blackway, per poi risolvere la sua presenza in poche battute.

Simone Fortunato