L’esclusione di A Ciambra, il candidato italiano agli Oscar nella categoria miglior film straniero, è passato un po’ in sordina. Non è stata poi così clamorosa l’esclusione da un consesso, dove Grande bellezza (vincitore nel 2014) a parte, manchiamo dalla nomination a La bestia nel cuore nel 2006. Il film di Jonas Carpignano non è entrato nella lista dei nove finalisti che diventeranno poi il 23 gennaio i cinque nominati che si contenderanno la statuetta il 4 marzo. Nonostante il suo talento, il film sull’adolescente di una comunità rom di Gioia Tauro non sembrava avere chance fin dall’inizio. Nella commissione nominata dall’Anica (l’associazione delle aziende cinematografiche), con produttori, distributori, critici e direttori di festival, aveva prevalso su Fortunata di Sergio Castellitto, che pure non crediamo avrebbe avuto gran fortuna. Tra chi si era candidato, molti osservatori avrebbero preferito il bel film di animazione Gatta Cenerentola, che però avrebbe fatto la fine del documentario Fuocoammare un anno fa (questi titoli hanno molte più chance nella categoria di “genere”). A nostro modestissimo avviso, i due titoli maggiormente universali sarebbero stati La tenerezza di Gianni Amelio e, soprattutto, Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni (per chi scrive, il più bel film italiano dell’anno). La controprova, però, non ci può essere.

Ma chi sono i 9 superstiti dalla scrematura di 92 titoli da altrettanti paesi? Eccoli: Una donna fantastica di Sebastián Lelio (Cile), Corpo e anima di Ildikó Enyedi (Ungheria), Foxtrot di Samuel Maoz (Israele), L’insulto di Ziad Doueiri (Libano), Loveless di Andrey Zvyagintsev (Russia), Felicité di Alain Gomis (Senegal), The wound di John Trengove (Sudafrica), Oltre la notte di Fatih Akin (Germania) e The Square di Ruben Östlund (Svezia).

A nostro parere, tra i film che abbiamo visto nei vari festival o già usciti in Italia, i migliori sono L’insulto  e Loveless, da poco nelle sale italiane (cercateli, finché potete…). Sicuramente ottime chance ha The Square, Palma d’oro a Cannes, che a noi ha lasciato un po’ freddi nonostante le indubbie qualità. Ma anche gli altri titoli hanno le loro carte da giocare, curiosamente tutti molto ben piazzati e premiati nei festival di Berlino, Cannes e Venezia che mai come quest’anno sono stati un punto di riferimento ben preciso per i selezionatori dell’Oscar “straniero” (che nelle fasi pre-nomination sono poche centinaia); anche se molti commentatori hanno lamentato l’assenza nella short list del francese 120 battiti al minuto. Ma sicuramente ora i festival europei sembrano contare di più nelle scelte “specializzate” di questa categoria. I tempi di La stanza del figlio di Nanni Moretti e di Gomorra di Matteo Garrone, vincitori di premi importanti a Cannes e snobbati agli Oscar, sembrano lontani.

Antonio Autieri