Ambientato nei primi giorni della pandemia di Covid-19, Glass Onion (citazione di una canzone dei Beatles), parte con scene di personaggi in chiamate Zoom con altri obbligati dalla quarantena a casa, che indossano maschere mentre sono all’aperto o si comportano in modo irresponsabile organizzando grandi feste al chiuso, come il caso di Birdie Jay (Kate Hudson). Birdie, un’ex top model diventata “imprenditrice di lifestyle”, fa parte del cast di personaggi di classe superiore di questo film, che vivono tutti nell’orbita finanziaria del miliardario tecnologico Miles Bron (Edward Norton). Altri personaggi includono Claire Debella (Kathryn Hahn), aspirante governatrice del Connecticut; lo scienziato Lionel Toussaint (Leslie Odom Jr.); e Cassandra Brand (Janelle Monáe), ex socia in affari di Miles prima che lui la tradisse.

Questi personaggi sono essenzialmente protagonisti di una serie di gag a ripetizione che toccano tutti gli aspetti della società: dagli influencer dei social media, tra cui Duke Cody (Dave Bautista), una star di YouTube per i diritti degli uomini pistoleri macho di destra, fino ai tipi di nerd tecnologici della Silicon Valley. In quanto a spunti comici c’è molto di scontato in queste caratterizzazioni, e molto presto si ha la sensazione che il regista-sceneggiatore Rian Johnson (autore anche del primo Knives Out) non si sia ammazzato di lavoro per dar loro un una profondità che andasse un po’ oltre le loro superfici caricaturali.

Miles ha invitato queste persone, e altri ancora, nella sua isola privata in Grecia per un fine settimana perché tutti partecipino a una sorta di “caccia all’assassino” che lui stesso ha pianificato. Anche il detective Benoit Blanc (Daniel Craig) riceve inaspettatamente un invito. Lo straordinario investigatore viene introdotto mentre è una vasca da bagno a lamentarsi su Zoom con alcuni dei suoi famosi amici, tra cui la defunta Angela Lansbury, del fatto di non aver più avuto da tempo un caso soddisfacente da risolvere.

Il film sfoggia una narrativa piacevolmente ricca di colpi di scena, assicurando di soddisfare le aspettative di intrattenimento del pubblico. Il film trae anche gran parte della sua attrattiva nel mostrare stili di recitazione contrastanti nell’ambito del suo ampio cast: Craig umile ma attento e fermo quando necessario, Hudson allegramente svampita, Monáe piena di furia silenziosamente trattenuta.

Senza svelare troppo la trama, il film si è anche un atto di accusa sullo stato dell’America di oggi: un sistema capitalista che protegge l’uno per cento egoista e i suoi complici, così come un sistema giudiziario progettato per esentarli dalle gravi conseguenze dei loro misfatti. Il climax esplosivo ha un certo potere catartico, ma non dissipa del tutto una certa aria di autocompiacimento che aleggia nelle scelte del regista. Mentre l’eleganza stilistica del film è certamente apprezzata, la tendenza al manicheismo sembra una scelta un po’ troppo facile.

Dopo una settimana nelle sale, disponibile su Netflix.

Beppe Musicco

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