Animazione di bassissima qualità e di contenuti ancor più mediocri. Prodotto e diretto da Iginio Straffi, l'inventore delle Winx, il film riprende nella forma e nelle situazioni proprio i mediocri film con protagoniste le streghe o fatine adolescenti: cambia lo scenario (il Colosseo invece di un mondo pastello) ma rimangono intatti gli stessi colori stucchevoli, lo stesso disegno elementare e rimangono, ahinoi, gli stessi problemi di movimento dei personaggi. Abituato agli standard qualitativi altissimi dei vari film Pixar, Fox o Dreamworks, lo spettatore, ancorché giovane, riconoscerà difetti macroscopici: gli scenari sono poco più che abbozzati; gli effetti speciali inesistenti (e l'incipit con l'eruzione del Vesuvio mostra impietosamente tutti i limiti del prodotto); soprattutto il movimento, meccanico e a scatti, dei vari personaggi riporta le lancette dell'orologio almeno di dieci anni quando l'animazione digitale appariva ancora innaturale e lontana dalla “vita vera”. Quello tecnico non è il solo problema di un film che cerca di replicare il successo internazionale delle Winx, il cui film fu venduto in 131 Paesi nel mondo. Le musiche infatti sono ammiccanti e ben riconoscibili (c'è un po' di tutto, tante canzoni orecchiabili fra cui una degli Europe…), lo stile delle ragazze protagoniste è molto provocante: in particolare Diana, a cui nella versione italiana presta voce Belèn Rodriguez e che nel film ricopre il ruolo di personal trainer del povero Timo che vorrebbe diventare gladiatore per conquistare il cuore della sorellastra Lucilla, esibisce un decoltè (valorizzato dal 3D) che si addice poco a un pubblico di giovanissimi. Ma in generale è la storia a non convincere, un po' per la banalità degli accadimenti, un po' per le gag volgari ed elementari, come quella, ripetuta ossessivamente, dei peti prodotti dalla cavalla Petarda. Poco simpatico, cinematograficamente assai debole, il film di Straffi è educativamente ambiguo, essendo una scoperta, semplicistica celebrazione del corpo perfetto: è perfetta Diana, atleta e femmina provocante; lo è Lucilla, principessina senza difetti alla ricerca del principe azzurro; lo diventerà Timo che all'inizio del film è panciuto, goffo e timido e alla fine, dopo una bella dieta e tanto allenamento, potrà vantarsi di avere un fisico scultoreo, diventando così – più che un novello Ercole – il fidanzatino perfetto. Una bella distanza da tanta animazione Pixar e non solo, che sulla via inaugurata da Walt Disney ha sempre centrato le proprie storie sul mondo interiore e su temi come l'amicizia, la scoperta di sé e la famiglia. In Gladiatori invece i rapporti interpersonali sono ridotti ai minimi termini mentre a essere protagonista è la bellezza, la moda, lo stile, i muscoli. ,Simone Fortunato