Si è subito presi dalla vicenda, guardando Giù al Nord, un film semplice e che mette di buon umore (anche se passando da una sottile malinconia) fin dalle prime immagini. Nonostante la storia sia differente, viene in mente il paragone con La grande seduzione, dove un intero villaggio di un’isola cospirava per far apparire attraente l’ambiente al nuovo dottore e così impedire che se ne andasse. ,Nel film di Dany Boon (che molti ricorderanno anche in Joyeux Noël e Il mio migliore amico) la premessa si fonda sui pregiudizi che hanno i francesi del sud nei confronti delle regioni del nord, dovute anche alla differenza di vocaboli, di accenti, di pronuncia, per non parlare di quelle climatiche. Differenze che hanno fatto ridere la Francia come mai era successo, visto che il film è il maggiore incasso d’oltralpe di tutti i tempi (Titanic incluso). Philippe è direttore dell’ufficio postale di Cassis, ma la moglie, perennemente insoddisfatta e depressa, assilla il marito perché ottenga il trasferimento in Costa Azzurra, per poter stare al mare tutto l’anno. Purtroppo Philippe esagera, e il risultato è un trasferimento coatto a Bergues (sempre meglio che in Belgio, che per i francesi è il peggio del peggio), nella regione di Calais, sulla Manica, dove dovrà passare non meno di due anni. Le dicerie su Nord sono tremende: nebbia ghiacciata, temperature polari, abitanti inospitali, alcolizzati per sopportare il freddo. La prospettiva è desolante, tanto che fermato per “eccesso di lentezza” da una pattuglia in autostrada mentre viaggia verso Nord, il povero Philippe commuove anche gli agenti: “Sia coraggioso”, gli dice i poliziotto restituendogli i documenti. La verità invece è molto meno drammatica: gli abitanti di Bergues, e specialmente i dipendenti dell’ufficio postale, sono simpatici e disponibili, si fanno in quattro per aiutare il nuovo direttore, soprattutto visto che lui non capisce una parola del dialetto locale. Ma dovrà mascherare alla moglie la realtà, visto che lei si ostina a pensare il marito come un esule in terre selvagge. ,Sebbene sia difficile rendere gli aspetti ridicoli degli scambi di battute nel film originale, anche nella traduzione italiana Giù al Nord mantiene pressoché intatta la sua carica comica, che viene espressa egregiamente da Kad Merad (Philippe) e dallo stesso Dany Boon (Antonie), protagonista anche di una vicenda sentimentale che coinvolge tutto l’ufficio postale.,Beppe Musicco