Un altro sequel dopo lo scarso risultato del primo (Ghostbusters II, 1989 di Ivan Reitman) sarebbe stato il peggio che poteva accadere a tutti quelli che ancora ricordano con ilarità l’assurdo e ridicolo mix tra mistery, fantascienza e slapstick comedy che nel 1984 fece diventare il primo Ghostbusters un oggetto di culto. È quindi particolarmente felice la scelta dei produttori di questo Ghostbusters di spostare totalmente il fuoco della questione, mettendo in campo quattro protagoniste. Non per questioni di correttezza politica, ma per mostrare quattro veri talenti comici femminili che si misurano vittoriosamente con un’icona della commedia americana. Tutte provenienti dalle fila del Saturday Night Live (proprio come i loro predecessori), ben descritte come personaggi con una loro precisa identità,  Kristen Wiig, Melissa McCarthy, Kate McKinnon e Leslie Jones formano il quartetto ideale delle acchiappafantasmi.

Riprendendo i temi del primo film, Erin Gilbert (Wiig) è una docente di fisica la cui carriera viene stroncata per aver scritto di fantasmi in un libro che cerca di ripudiare, la McCarthy e la McKinnon due ricercatrici che invece sono pienamente convinte della necessità di scovare fantasmi, mentre Leslie Jones interpreta una bigliettaia della metro di New York (la città ora come allora è la quinta grande protagonista) che si aggiunge al terzetto di scienziate. Elemento straniante (e rivelazione di un altro talento comico), Chris Hemsworth, nei panni di un modello e centralinista, protagonista di alcune tra le scene più assurde e divertenti del film. La trama ripercorre quella classica, con il progetto di forze ultraterrene che si vogliono impadronire della città, un sindaco che cerca di minimizzare la cosa, la polizia che non crede alle acchiappafantasmi, e così via.

Chi ha amato il primo film vedrà con piacere i cameo dei vecchi protagonisti (sentendo anche acuta nostalgia per lo scomparso Harold Ramis), i più giovani si divertiranno per le battute e le situazioni inverosimili in cui si cacciano due esperte come la Wiig e la McCarthy (che si conoscono bene e hanno già messo in mostra la loro sintonia in Le amiche della sposa). Di Hemsworth abbiamo già detto ogni bene, la McKinnon dall’aria della scienziata pazza merita altri ruoli del genere, mentre alla esuberante Jones forse si poteva dare più spazio; speriamo di vederla ancora presto in altri film. Il “peso” delle attrici riesce anche a contenere gli effetti speciali (di cui ormai c’è overdose) e che avrebbero rischiato di sminuire la vis comica (di cui invece c’è grande bisogno). Si ride di gusto e non poche volte, senza vergognarsi di aspettare momenti che molti conoscono bene (l’auto dei Ghostbusters, le armi, i colloqui con il sindaco, l’arrivo trionfale con la colonna sonora storica), ma anche per le gustose novità (il concerto di musica metal con l’apparizione di una famosa star del genere). E soprattutto, nessuno sottovaluti cosa un gruppo di amiche può fare di fronte al pericolo.

Beppe Musicco