Dopo Lazzaro felice di Alice Rohrwacher, è passato il secondo film italiano in concorso a Cannes. È Dogman di Matteo Garrone, da dieci anni presenza fissa del festival francese. Nel 2008 vinse infatti il secondo premio, ovvero il Gran premio Speciale della Giuria, con Gomorra (nell’anno in cui fu premiato anche Il divo di Paolo Sorrentino). Poi ci è tornato con i successivi Reality (2012), anch’esso Gran premio Speciale della Giuria, e poi con Il racconto dei racconti (2015). E come spesso nei film di Garrone (Reality ma anche il precedente L’imbalsamatore, Dogman è una sorta di favola che parte da un fatto di cronaca (il celebre delitto del “Canaro”, alias Pietro De Negri, avvenuto nel 1988) per trasfigurarlo in qualcosa di fortemente simbolico e cinematografico. A interpretare i due protagonisti sono Marcello Fonte, nei panni di Marcello, piccolo e mite uomo che si occupa di cani con grande amore e cura, e Edoardo Pesce in quelli dell’ex pugile Simone detto Simoncino, violento e prevaricatore che lo sfrutta e lo vessa. Fino a quando Marcello non ne potrà più.

Il film, uscito in contemporanea in 370 sale italiane dal 17 maggio, è stato accolto a Cannes con grandi applausi nella proiezione ufficiale e ottime recensioni dei giornali internazionali. «Sarà deluso chi pensa di vedere in Dogman scene splatter e violenza, anzi gli consiglio caldamente di non andarci. Il mio film prende solo spunto da un lontano fatto di cronaca e se ne libera subito» ha dichiarato Garrone. «È stata proprio la violenza a rendere così lunga la gestazione di questo film, mi bloccava. E poi del debole che si ribella ci sono tanti esempi , basti pensare a Un borghese piccolo piccolo o a Cane di paglia. Quello che volevo invece era raccontare un personaggio che, per la sua dolcezza, non si trasforma mai in mostro, resta umano. Pensavo a figure come Buster Keaton e Chaplin».

Per Dogman già si parla di premi, nella serata conclusiva che si svolge sabato 19 maggio. Ma anche Lazzaro felice è considerato in lizza dai media internazionali che seguono il festival. In ogni caso, l’edizione di Cannes 2018 per il cinema italiano è stata prodiga di consensi, a partire appunto dai due film in concorso, senza contare gli elogi per Euphoria di Valeria Golino al Certan Regard e il successo dei due titoli alla Quinzaine des Réalisateurs: La strada dei Samouni di Stefano Savona, documentario che rievoca le violenze dell’esercito israeliano a Gaza tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 (oggi tornate d’attualità) e che ha commosso la platea, e il divertente e tenero Troppa grazia di Gianni Zanasi che ha addirittura vinto il premio Label Europa Cinemas.