All’inizio di Furiosa: a Mad Max Saga (quinto capitolo della serie d’azione post apocalittica) la piccola Furiosa, interpretata da Alyla Browne, raccoglie una pesca matura da un albero che cresce ai margini di una foresta verdeggiante. «Siamo andati troppo oltre», dice il suo compagno, sottolineando la natura proibita dell’atto con una perfetta allegoria biblica. Ciò che accade dopo ha certamente l’aria di una punizione divina, poiché Furiosa viene portata via da casa sua (il “Luogo Verde” menzionato per la prima volta in Mad Max: Fury Road ) da un gruppo di motociclisti dalle orrende maschere.
Sia chiaro che la piccola Furiosa è tutto fuorché un’orfana indifesa, e ha alle calcagna la sua tenace madre Mary Jo (Charlee Fraser); ma il destino, (per non parlare delle regole di una storia sulle origini, con un esito già prevedibile) la getterà presto nelle grinfie di un profeta pazzo di nome Dementus (Chris Hemsworth), uno dei tanti signori della guerra in lizza per il controllo del paesaggio desertico conosciuto come “la Terra Desolata”.
Il rapimento e l’imprigionamento di Furiosa è come se fossero un film a sé stante, e la storia sullo schermo è in pratica una serie di racconti intrecciati che attraversano la crescita della bambina fino alla sua maturità. La narrazione è divisa in cinque capitoli che abbracciano un arco di 15 anni, e la sua star, Anya Taylor-Joy nei panni della Furiosa cresciuta, non appare prima di circa 40 minuti dall’inizio. I suoi dialoghi sono ridotti al minimo, e i suoi occhi parlano per lei nella maggior parte delle inquadrature, poiché il resto del suo viso è spesso oscurato (Miller tende a fissarsi su alcuni aspetti dei suoi personaggi con l’intento di renderli personaggi mitici e al tempo stesso rendere più reali i voli di fantasia che in Furiosa abbondano ovviamente in maniera esagerata).
La scena più importante del film coinvolge un’autobotte, una prima versione del mezzo da battaglia di Charlize Theron in stile Giovanna d’Arco in Fury Road. Lì l’inseguimento andava fuori percorso, mentre qui si svolge principalmente sulla linea retta dell’autostrada che separa la “Cittadella” dei lavoratori schiavi, dominata dall’Immortan Joe mascherato da un teschio (Lachy Hulme), dagli avamposti gemelli “Gastown” e “Bullet Farm”.
Per quelli che sembrano 15 minuti in tempo reale, la piattaforma viene attaccata da tutti i lati da guerrieri ribelli che guidano auto dotate di ogni mezzo di distruzione e si lanciano con il paracadute dal cielo spinti da enormi eliche. Tutta la sequenza, è colorata, esagerata (e anche potenziata in CG, anche se non fino al punto di superare la sopportazione, difetto che affligge molti kolossal di Hollywood). In gran parte ciò è dovuto al fatto che Miller mantiene l’azione incentrata sullo sforzo sovrumano della clandestina Furiosa di farsi strada dalla parte inferiore del camion alla cabina di guida sotto assedio, dove il suo futuro mentore e confidente Praetorian Jack (Tom Burke) continua impassibile a guidare.
Bisogna riconoscere che nel film lo spettacolo non è mai disgiunto da una motivazione umana, e nessuna immagine o suono, per quanto artificiale, è concepito ed eseguito a caso: in Furiosa è possibile essere impressionati tanto dal realistico tintinnio della collana dell’eroina contro una roccia quanto dal lasso di tempo palesemente falso ma estremamente pittorico in cui un germoglio su una parete di roccia diventa un alberello che cresce verso il cielo.
Chris Hemsworth, nei panni di Dementus e con barba e chioma alla Jason Momoa, al suo primo apparire assomiglia a una sorta di Mosè, mentre alla fine ricorda più Prometeo. Nel mezzo sputacchia e farfuglia monologhi a cavallo tra speranza e disperazione. Il fatto che Dementus sia una figura tragica e al tempo stesso il catalizzatore della rabbia vendicativa di Furiosa che cancella la sua innocenza, parla della duratura attitudine di Miller (ormai dal 1979) a cercare l’epico attraverso la fantasia più esasperata e grottesca.
Beppe Musicco
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