In un giorno di Natale tra circa trent’anni, Aldo viene portato dai due figli (Ficarra e Picone in un divertente cameo) in un luna park che altro non è che un ospizio-campo di prigionia da cui nessuno è mai uscito vivo. Una volta abbandonato dai due figli, proprio a Reuma Park Aldo incontra i suoi amici di sempre, Giovanni e Giacomo, anche loro reclusi. I tre non accettano di essere prigionieri e, quindi, iniziano ad escogitare una fuga dall’ospizio, in cerca di quella libertà perduta con il miraggio di arrivare a Rio de Janeiro su una piccola barca ereditata da Giovanni…  solcando le acque del Naviglio milanese.

In poche parole è questa la trama di Fuga da Reuma Park, il nuovo film di Aldo, Giovanni e Giacomo (aiutati nella regia da Morgan Bertacca) con il quale il trio comico più popolare in Italia ha voluto festeggiare i 25 anni di attività sul palcoscenico. Il film, infatti, mischia finzione a scorci dello spettacolo teatrale celebrativo e ripropone, in alcune gag, alcuni dei personaggi che hanno reso famosi comici: il conte Dracula, Tafazzi, i tre sardi, i bulgari e tanti altri ancora. Un film che è un po’ il compendio di una grande e fulgida carriera che ha fatto ridere milioni di italiani e che sintetizzare in poche righe è impossibile. Purtroppo, però, Fuga da Reuma Park – che spinge anche sul tasto del surreale e che contiene un bell’omaggio a Milano – solo a tratti diverte; e chi conosce già la carriera del trio, difficilmente ci troverà spunti nuovi o sorprendenti. La bravura dei tre comici e l’intesa tra loro è fuori discussione; così come la verve di Silvana Fallisi, mai stata così brava a nostro avviso e qui nei panni di una severa infermiera dell’Est. Ma il meccanismo delle gag toglie ritmo alla storia e la rende meno divertente del previsto. Sono lontani i tempi di Tre uomini e una gamba, Chiedimi se sono felice, Tu la conosci Claudia? o La banda dei Babbi Natale, solo per citarne alcuni, e Fuga da Reuma Park dimostra che il tempo è passato un po’ per tutti. Anche per tre giganti della comicità che non sono mai scaduti nel volgare e nella trivialità.

Stefano Radice