Thriller discreto non privo di una certa dose di suspense, diretto dal regista dell'horror Hatchet. 
Come già nel caso di Buried, Devil o 127 ore, il film rappresenta una sfida cinematografica lanciata allo spettatore: creare suspense con pochissime carte in mano. In questo caso, una seggiovia, tre ragazzi e una natura selvaggia e indifferente. Senza troppe pretese, e soprattutto senza le riflessioni e i simbolismi che invece riempivano e davano sostanza a un film come 127 ore, il film di Green arriva allo scopo prefissato, riuscendo a trasmettere allo spettatore una certa dose di inquietudine e di angoscia. Gli strumenti per creare tensione sono quelli classici: il punto di vista dello spettatore coincide in toto con quello dei tre giovani protagonisti, giovanotti ingenui e sin troppo spensierati; la narrazione, scandita da un ritmo abbastanza serrato, non è priva di realismo e di verosimiglianza tanto che al termine del film ci si chiede davvero se il film, come spesso accade, non sia tratto da una storia vera. Non lo è, ma potrebbe esserlo o potrebbe succedere e nel tranello del destino potrebbe capitare chiunque. Non mancano i difetti, piuttosto evidenti: il cast è abbastanza incolore, i dialoghi sulla seggiovia sono vacui e servono soltanto a prendere tempo e il colpo di scena decisivo nella seconda parte è piuttosto ovvio anche se risolve parecchi problemi di sceneggiatura. Cruento in parecchi momenti, soprattutto sul finale, Frozen parte come un qualsiasi film per teenager, leggero e superficiale, con contrasti (quelli caratteriali tra due dei tre ragazzi protagonisti) risaputi e una caratterizzazione minima dei personaggi. Si trasforma in un thriller claustrofobico, il che è un paradosso, essendo ambientato soltanto in esterni dominati però da un cielo plumbeo, minaccioso metafora nemmeno troppo velata di una natura cinica e spietata, indifferente spettatrice, proprio come nel film di Danny Boyle, delle disgrazie senza fine dei tre. E infine si chiude andando a toccare i toni dell'horror cruento. Un intrattenimento discreto, tecnicamente al di sopra della media dei film del genere, per gli amanti dell'horror e delle sfide cinematografiche (quasi) impossibili.,Simone Fortunato