E’ una sorpresa divertente e positiva l’ultima fatica dei fratelli Farrelly (Tutti pazzi per Mary, Amore a prima svista). Una commedia molto simpatica (alcuni sketch sono irresistibili) per una volta per e dalla parte della famiglia: due fratelli “per la pelle” cioè gemelli siamesi attaccati per lo stomaco non possono fare letteralmente l’uno per l’altro. Al lavoro, dove gestiscono un fast-food, di fronte alla propria ragazza, fino al cospetto dei propri sogni (uno dei due desidera sfondare ad Hollywood), sostengono la fatica l’uno per l’altro, si consolano dagli insuccessi e si fanno compagnia sempre. Sono fratelli e la loro compagnia non è sinonimo di chiusura di fronte al mondo, ma è un vero e proprio trampolino di lancio fino alle più alte sfere del sogno. Sono fratelli e si vogliono un bene dell’anima. Sono pronti perfino a sacrificare la propria vita per l’altro per rendere possibile un’operazione difficile che li renderebbe “normali”. E’ difficile trovare almeno di recente un film così sincero e genuino sulla necessità della compagnia di un fratello come giudizio sulla realtà. Eppure i fratelli Farrelly partono da un evidente spunto autobiografico (il film racconta di due fratelli appassionati di cinema, uno attore e l’altro sceneggiatore) per raccontare una favola dal sapore universale e dalla prospettiva ottimistica. Si potrà discutere sul talento dei Farrelly (che non sono probabilmente la coppia di fratelli più talentuosa del cinema) o su alcune battute infelici di questo film, ma il film è realista nel descrivere gli infiniti guai della vita e nell’indicare l’unica via d’uscita. La domanda di una compagnia.,Simone Fortunato,