Tratto da una sit com britannica di successo, non è un'idiozia allo stato puro anche se il film nasce come variazione sul tema dell'American Pie a sua volta reincarnazione del filone dei Nerd degli anni 80. E' un film ben scritto ed è pieno di trovate: difficile non ridere del preside del college che prende per i fondelli il professor Keating de L'attimo fuggente o della sequenza dell'arrivo a Creta dei quattro protagonisti, in un palazzo degli orrori che farebbe impallidire le carceri nordcoreane. Il film è molto simpatico anche se è volgare, sboccatissimo e spesso la comicità è di cattivo gusto quando si prendono di mira disabili e ragazze sovrappeso. Palmer ha come modello l'imprescindibile Una notte da leoni e in più di un'occasione la sensazione è quella di un dèjà vu. D'altro canto, i quattro interpreti sono molto in gamba e la chimica tra loro è totale: sono la cosa migliore del film per spontaneità e aderenza alla realtà e sono aiutati nel compito anche da una sceneggiatura ben calibrata che alterna momenti di bassissima comicità a un certo, inaspettato romanticismo che fa capolino nella parte finale. C'è il ragazzo ingenuo e deluso dalla separazione dalla fidanzata, l'immancabile vergine occhialuto alla ricerca della prima esperienza, c'è un erotomane e c'è anche un biondino gradasso a cui le cose andranno molto storte. Diviso in due parti, una prima a tutto ritmo e volgarità con molte gag folli e riuscite: il bidet scambiato per un wc per bambini; il Big Foot con l'asma” nella stanza accanto, la voce fuori campo che commenta che “la scuola è il periodo migliore della vita solo se il resto lo passi in prigione”, la maglietta rosa “Pussay Patrol” con cui i quattro vanno in giro. Dopo la sequenza migliore, quella dell'incredibile abbordaggio delle ragazze in discoteca, il rimo scende e il registro vira nella commedia più tradizionale con i quattro ragazzi disordinati alle prese con una relazione tra alti e basse con quattro coetanee conosciute in vacanza. E, se è apprezzabile il tentativo di dare più corpo e psicologia ai personaggi, sono anche troppe le storie di cui cercano di occuparsi regista e sceneggiatore con il risultato di appiattire vicende potenzialmente interessanti e di seppellire sotto molti cliché personaggi ai quali, scena dopo scena, ci si stava pian piano affezionando.,Simone Fortunato,