Il quinto, e per ora ultimo capitolo, di una delle saghe orrorifiche di maggior successo degli ultimi dieci anni, è l'ennesimo compendio di morti macabre, causate dalle più assurde concatenazione di eventi apparentemente casuali. La trama continua ad essere un pretesto per creare situazioni che permettano la messa in scena di sbudellamenti, squartamenti, e letterali frantumazioni delle ossa delle povere vittime: i personaggi non hanno una maturazione psicologica, non c'è sviluppo dei rapporti personali, non c'è nemmeno un vero sviluppo della storia. Come marionette al servizio di un sadico burattinaio, si muovono in un mondo completamente privo di spessore, la drammaturgia è assente e il film si organizza semplicemente sulla progressiva eliminazione dei “concorrenti” di questa macabra giostra.,I sette sopravvissuti alla catastrofe iniziale, iniziano a morire uno dopo l'altro finché il protagonista (ovvero chi ha avuto la premonizione salvifica) non capisce che c'è uno schema dietro a tutto ciò: la morte vuole riprendersi ciò che è suo e, soltanto uccidendo un'altra persona, i ragazzi potranno vedersi la loro vita risparmiata. Il tema del destino e dell'impossibilità a sottrarsi ad esso è molto caro alla cinematografia americana, ma arrivare a ripetere lo stesso film, con le stesse dinamiche, lo stesso assortimento dei personaggi e la stessa prevedibile conclusione per ben cinque film è davvero incredibile. Si potrebbe parlare di esorcizzazione della morte in ambienti quotidiani (l'incidente stradale, le morti sul lavoro, ecc…), ma in realtà si tratta solo di semplice compiacimento davanti all'orrore.,L'utilizzo della stereoscopia, poi, è quanto di più semplice si possa pensare: usare il 3D per gettare sangue e frattaglie in faccia allo spettatore. Anche i titoli di coda, nella loro sintesi tridimensionale delle morti di tutti e cinque i film, altro non sono che macabro e superficiale divertimento.,Andrea Cassina