Proseguiamo con le nostre segnalazioni dalla 15ma Festa del Cinema di Roma, in programma dal 15 al 25 ottobre.

Una solitaria a caccia di fossili sulle coste rocciose dell’Inghilterra. È Mary Anning (Kate Winslet, bellissima e intensa anche quando appare sciupata), una donna che ha scelto la solitudine, incapace di vivere e soprattutto di esternare i suoi sentimenti in un mondo e un’epoca in cui le donne non possono essere scienziati (e infatti i ritrovamenti di Mary sono attribuiti ad altri) e se nubili e di famiglia modesta sono condannate a lavorare duramente per sopravvivere. Ma l’arrivo di una giovane donna (Saoirse Ronan) che si trova ad accudire sarà l’occasione per Mary per tornare ad aprirsi e ad amare.  Ispirato a un personaggio reale, Ammonite di Francis Lee porta nei luoghi dei romanzi di Jane Austen la vicenda di una donna piegata dalla durezza di un mondo che non le riconosce i suoi meriti e “censura” i suoi desideri. Che come le creature imprigionate nella roccia che proprio Mary riporta alla luce, sono destinati ad esplodere tra le braccia di una donna di una classe sociale diversa, che forse anche per questo si sente più libera di sfidare le convenzioni. L’amore tra le due, che il regista ha inventato rispetto alle vicende della reale paleontologa Anning, nasce come un’amicizia tra creature solitarie, ma poi esplode nella sensualità e nell’erotismo (decisamente cavalcato in un paio di scene molto esplicite), in una pellicola che per il resto sceglie la strada del minimalismo, dando spazio all’ambiente e ai suoi suoni e costruendo un racconto dai ritmi distesi (a volte anche troppo) che cerca di innestare nel periodo riflessioni contemporanee.

Thomas Vinterberg ritrova il suo attore feticcio Mads Mikkelsen (già protagonista del suo Il sospetto) in Another Round, una commedia drammatica che parte da una provocazione: una teoria per cui l’uomo ha un deficit di alcool dello 0,05%, e solo compensandola con dosate bevute si può vivere al meglio. Sono quattro amici insegnanti quarantenni, con vite diversamente “addormentate”, che decidono di mettersi alla prova misurando “scientificamente” le conseguenze delle sbronze controllate.  Inizialmente l’alcool scioglie effettivamente lingua ed inibizioni, contribuendo a migliorare le prestazioni di questi docenti alle prese con classi svogliate (composte per altro da studenti che consumano a loro volta birra in quantità…) e a ridare smalto alle relazioni personali, ma tenere sotto controllo il vizio ovviamente non è facile e gli esiti saranno per alcuni drammatici. È ambigua la posizione del regista in questa vicenda, in cui la parabola dei protagonisti sembra tutto sommato giustificare il ricorso all’alcool per recuperare l’entusiasmo perduto e quella leggerezza adolescenziale che l’età adulta sembra strappare senza speranza. Sarà forse perché la “felice” Danimarca sembra non avere certezze o valori da offrire ai giovani e meno giovani, per cui la ricerca di un’ebbrezza che “nobiliti” la quotidianità appare una soluzione del tutto ragionevole, grazie anche alla bravura degli interpreti che fanno del quartetto di amici un gruppo di amabili outsider il cui esempio, però, è da seguire a proprio rischio e pericolo…

Ci ha molto convinto poi The Shift, l’opera prima di Alessandro Tonda  (che firma anche la sceneggiatura con Davide Orsini) in una coproduzione italo-belga dal ritmo travolgente. Protagonisti i paramedici di un’ambulanza che interviene sul luogo di un attentato kamikaze in una scuola di Bruxelles e si ritrova a caricare, invece di uno dei feriti, il secondo degli attentatori… Mentre la polizia indaga (e si trova a confrontarsi con i genitori del ragazzo, increduli e disperati di fronte a quel gesto), a bordo del mezzo Isabelle cerca di salvarsi e salvare, parlando e agendo nonostante la paura. Il film, girato con grande efficacia stando addosso ai personaggi, vive prima di tutto delle interpretazioni dei tre a bordo dell’ambulanza (Clotilde Hesme nei panni di Isabelle, la sanitaria coraggiosa, il giovane Adam Amara in quelli del kamikaze e l’italiano Adamo Dionisi in quelli dell’altro paramedico), ma non rinuncia a qualche approfondimento sul contesto. L’unità spazio temporale viene sfruttata al meglio per costruire un dramma che riecheggia eventi realmente accaduti, senza dare lezioni ma con uno sforzo, riuscito, di dare spazio ai diversi punti di vista.

(4 – continua)

Luisa Cotta Ramosino

Nella foto: The Shift di Alessandro Tonda