Sempre elegante, con Été 85, François Ozon nell’evocare un mondo (la riviera rocciosa della Normandia) e un tempo (l’estate dell’85) che fanno da sfondo alla vicenda del giovane Alexis alle prese con un amore travolgente (quello per il diciottenne David, pieno di vita e senza inibizioni) e con le sue drammatiche conseguenze. Tratto da un romanzo, il film è una sorta di coming of age a tempo di musica, che però rischia di diventare un’operazione molto superficiale, tutta affidata al fascino dei suoi interpreti, ma incapace di lasciare un segno. L’abilità del regista nel raccontare la potenza dell’innamoramento e l’euforia della scoperta di sé (che è sempre anche molto una scoperta di corpi, seguiti, pedinati e accarezzati) riempie i minuti in attesa di sfaldarsi di fronte a una crisi che appare un po’ troppo artificiosamente sistemata per generare il dramma. Una sorta di Chiamami con il tuo nome in minore che poco aggiunge alla filmografia del regista francese. Anche il vago sapore noir affidato alla cornice del racconto finisce così per essere largamente prevedibile, dando a questo lavoro un sapore di effimera maniera.

Molto atteso, non delude le attese invece Palm Springs di Max Barbakow, un’insolita commedia romantica in cui un matrimonio è la cornice dell’incontro tra il disilluso Nyles e Sarah, sorella della sposa e damigella d’onore. Quella che sembra partire come un aggiornamento di Quattro matrimoni e un funerale assume ben presto tutt’altro colore quando scopriamo che Nyles e ben presto anche Sarah si ritrovano imprigionati in un loop temporale che li costringe a rivivere in eterno il giorno del matrimonio. Siamo dalle parti del mitico Ricomincio da capo, ma il confronto tra Nyles e Sarah (che affronta quel particolare giorno con il peso di una scelta sbagliata) porta la commedia nel territorio della riflessione esistenziale post moderna. La ripetizione infinita, se all’inizio porta con sé l’ebbrezza di una libertà di azione senza conseguenze, ben presto mette davanti alla mancanza di senso del proprio agire (se il passato e il futuro non contano nulla perché comportarsi bene? Come dare valore a qualcosa?) e sfida i due protagonisti con esiti diversi e inaspettati. Senza il pericolo di perdersi in paradossi fisici astrusi alla Nolan, e sfruttando senza pudore tutte le occasioni di commedia anche greve, il film offre comunque una riflessione non banale sul bisogno di senso e di connessione umana.

Ha tutto il sapore della verità (è infatti ispirato alle storie di alcune Onlus parigine), invece, l’ultimo lavoro della coppia di registi formata da Olivier Nakache e Eric Toledano (gli stessi dietro Quasi amici e Samba). In The Specials – Fuori dal comune i due raccontano la storia di Bruno e Malik – ebreo il primo, musulmano il secondo: interpretati dagli ottimi Vincent Cassel e Reda Kateb – alla guida di due associazioni “gemellate” che si occupano di ragazzi affetti dalle forme più gravi di autismo, quelli che le strutture pubbliche respingono (o condannano a una vita prigionieri dei famaci e di costrizioni fisiche). Le loro attività, non riconosciute e per questo oggetto di indagine da parte degli ispettori del ministero, sono però l’unica speranza non solo dei ragazzi, ma anche delle loro famiglie. Il racconto è simpatetico e immediato (ma meno “furbo” che nei precedenti lavori dei due registi), e non nasconde i limiti di un’attività che deve fare i conti con risorse limitate e bisogni invece infiniti (materiali ed affettivi), tanto che la vita privata di Bruno viene praticamente annullata in quella lavorativa. Nel dramma della situazione non mancano tuttavia i momenti di leggerezza (come i ripetuti e fallimentari appuntamenti al buio di Bruno, nello stile della tradizione ebraica dei fidanzamenti programmati) e convince anche la capacità di valorizzare il rapporto educativo che lega Bruno e Malik ai ragazzi che coinvolgono come educatori nelle associazioni, a dispetto delle loro mancanze e nel tentativo di dare anche a loro una possibilità. Sarebbe forse stato bello andare più a fondo delle ragioni di questo impegno così assoluto e testardo, mentre il film, forse per pudore, resta come fuori dalle motivazioni di Bruno e Malik (o decide solo darle per scontate). Regalandoci uno spaccato che, rispetto alla Francia e alla sua fiducia assoluta nello Stato, è una denuncia forte delle mancanze delle Istituzioni, ma ancora di più un inno all’impegno di singoli individui e associazioni mosse da un’apertura all’altro che va oltre il semplice dovere.

(2 – continua)

Luisa Cotta Ramosino

Nella foto: Vincent Cassel e Reda Kateb in The Specials – Fuori dal comune, diretto da Olivier Nakache e Eric Toledano