Passa il tempo, e la saga di Fast & Furious ha ancora il potere di trascinare masse di spettatori al cinema, apprestandosi col suo ottavo capitolo a stracciare il record di incassi stabilito dal film precedente (1,5 miliardi di dollari). Per animare le corse automobilistiche dei protagonisti, in sedici anni si sono inventati di tutto, e ormai ogni capitolo è un tentativo di superare gli altri in spettacolarità e assurdità delle scene d’azione.
Ma non si tratta soltanto di automobili. Il franchise è così amato anche grazie al tema che fa da collante a tutti i film e che, pur nella sua faciloneria, col tempo si è rafforzato: il famoso “codice” di Dominic Toretto, un generico sistema di norme valoriali riconducibile al concetto principale per cui la “famiglia” (ovvero il gruppo di amici) viene prima di ogni cosa. È la “famiglia” infatti che, tra veterani e continui nuovi ingressi, rappresenta ormai da tempo la vera anima della serie. Un concetto che gli attori sembrano aver fatto proprio anche fuori dal set, tanto da considerarsi quasi parenti. Un mescolarsi di finzione e realtà che si è reso più evidente con il settimo film: qui la morte improvvisa di Paul Walker, coprotagonista della serie, ha indotto una modifica della sceneggiatura che ha trasformato il film in un sincero e commovente tributo.

Giunti all’ottavo capitolo, i componenti della banda sono elevati a veri e propri supereroi: su tutti, il capo Dom/Vin Diesel, che nelle prime scene vediamo vincere senza grandi sforzi l’ennesima corsa guidando un catorcio in retromarcia e venendo infine osannato da una folla di bambini come una sorta di Messia.
In seguito, il supereroe Dom è attirato da Cipher (Charlize Theron), una bionda misteriosa che lo ricatta in modo misterioso, costringendolo ad affiancarla in un malefico piano misterioso (il mistero è una costante degli snodi narrativi di questo film). Aiutando la donna, Dom dovrà però agire contro il suo fedele gruppo.
A proposito della mescolanza di realtà e finzione, prima dell’uscita del film si è molto parlato della presunta faida tra Vin Diesel e Dwayne “The Rock” Johnson, scoppiata durante le riprese per cause non ben specificate: una faida che ricalca lo scontro al centro della trama (l’agente Hobbs, interpretato da The Rock, è il primo a essere tradito), e per questo motivo probabilmente fasulla. Che la strategia di marketing avesse l’obiettivo di spostare l’attenzione del pubblico dall’“elefante nella stanza” (si tratta del primo film della saga dopo la morte di Paul Walker), o semplicemente di favorire il coinvolgimento con la storia, l’episodio rende l’idea del rapporto stretto che intercorre tra la serie e i suoi fans.
L’inedita inimicizia porta anche a inedite alleanze: a sostenere la banda nel suo tentativo di fermare il malefico piano misterioso di Cipher, sopraggiunge il criminale inglese Deckard Shaw (Jason Statham), nemico giurato di Hobbs e soci. Supportato dall’autoironia di The Rock, Statham porta a casa le scene più divertenti del film, dalla rivolta nel carcere alla lotta finale. Non c’è da stupirsi se si vocifera di un possibile spin-off della saga con protagonisti proprio questi due personaggi.
Insieme a Statham e The Rock, un fornito cast d’interesse: guest star indiscussa è qui Charlize Theron, in versione terrorista sexy dalle motivazioni poco chiare e dalla capigliatura improbabile (quasi peggio dei dreadlock di Angelina Jolie in Fuori in 60 secondi). Sempre più orientata a ottenere lo scettro di reginetta degli action movies, qui curiosamente non partecipa a scene d’azione, pur rivestendo un ruolo centrale. Tanti poi sono i nomi noti: da Kurt Russell (già in Fast & Furious 7), al figlio d’arte Scott Eastwood, al norvegese Kristofer Hivju (Tormund in Game of Thrones), fino a una Helen Mirren che ricorda molto il suo personaggio in Red.

Il film è diretto da F. Gary Gray, regista non brillante ma che tutto sommato nel suo palmarès conta anche titoli di tutto rispetto come Il negoziatore, The Italian Job e Straight outta Compton. Gray non riesce tuttavia a replicare lo stile unico manifestato dal più talentuoso James Wan nell’episodio 7. La stessa efficacia d’altronde non è riscontrabile nella sceneggiatura: la trama, pur movimentata e ricca di gag, è priva di idee nuove e, sia nelle sequenze d’azione che in quelle di distensione, tende a replicare in modo più banale situazioni già conosciute. Comunque, complici le solite frasi fatte di Vin Diesel e le solite acrobazie surreali, per chi sta al gioco il divertimento è sempre (o quasi) assicurato. E se Fast & Furious 5 è ricordato come “quello dove trascinano la cassaforte per strada” e Fast & Furious 7 “quello dove si gettano con le auto da un aereo”, il capitolo 8 sarà certamente ricordato come “quello del sottomarino”.

Maria Triberti