Sempre pronti a stupire pubblico e critica, i geniali fratelli Joel ed Ethan Coen firmarono con Fargo, a metà anni 90, il loro capolavoro meno compreso e ricordato di quanto meriti. Anche in questo film, come quasi sempre nel loro percorso cinematografico, i due se ne infischiano dei generi e mescolano thriller e poliziesco, commedia grottesca e gangster movie, dramma e analisi sociologica sulla provincia americana, il tutto con una varietà di toni e una ricchezza di stile non annacquata da autocitazioni – a Blood Simple e a Crocevia della morte, soprattutto – e dalle frequenti strizzate d’occhio (a Scorsese, per esempio, ma è impossibile non pensare anche a Tarantino). Dalle loro dichiarazioni doveva essere anche un omaggio ai luoghi dell’infanzia (il film parte da Fargo, nel Nord Dakota, e poi si snoda sulle strade innevate del Minnesota), ma feroce risulta il quadro di una provincia per nulla innocente rispetto alle metropoli invivibili: anche qui la vita può valere pochissimo, anche qui il denaro conta più di tutto. La storia si ispira a un fatto di cronaca: un venditore di auto, oppresso dai debiti, fa rapire la moglie da due sicari per spillare al ricco suocero i soldi necessari a rimettersi in sesto. Poi qualcosa va storto e la fuga dei due gangster si sporca di sangue. Sulle loro tracce si getta Margie, poliziotta intuitiva e tranquilla, che intravvede il bandolo della matassa. Ma non potrà evitare altro spargimento di sangue.,Non c’è la vorticosa frenesia dei loro primi film (ma non è detto sia un male, anzi) e forse qualche parentesi risulta superflua (come l’amico di giovinezza di Margie in crisi e un po’ fuori di testa, che ci prova con lei), ma Fargo ha il grande merito di proporre riflessioni acute su un’umanità desolata nonché una delle figure femminili più interessanti del cinema moderno: appunto la poliziotta Margie, che porta a spasso per il film il suo pancione di sette mesi e la sua fresca serenità di donna semplice con una grazia e un surplus di simpatia che non possono non fare breccia. Senza parlare del suo indicibile stupore per una violenza insensata e disumana. E oltre a Frances McDormand (moglie del regista Joel Coen) che dà vita a Margie, da segnalare la prova del bravissimo Steve Buscemi e di William H. Macy (che qui si rivelò come uno degli attori principali del cinema americano indipendente), nei panni del pover’uomo che scatenerà la tragedia. ,Antonio Autieri,