Ben lontano dalla fantascienza futuristica, quella con le astronavi di Guerre stellari o dalle megalopoli di Minority Report o di Blade Runner (pur ispirandosi a questi ultimi nei temi), il film dell’esordiente Maillo, ambientato intorno al 2040, sceglie una gradevole ambientazione contemporanea, da cui si distacca quando mostra le automobili, vecchi modelli degli anni ’90 che ovviamente hanno abbandonato il motore a combustione in favore di propulsioni pulite e silenziose. Una scelta “minimalista”, non nuova fin dai tempi di Gattaca, che permette di concentrarsi sui dubbi esistenziali e la psicologia dei personaggi, senza farsi “distrarre” dalle scenografie o da clamorosi effetti speciali. Che peraltro ci sono, e ben integrati nella storia. Daniel Brühl (che dopo le convincenti prove di esordio di Good Bye Lenin e Joyeux Noel si dimostra attore maturo e versatile) è Alex Garel, talentuoso e solitario programmatore che lavora per creare un androide indipendente e capace di emozioni. Alex vive da solo, con un gatto robotico e un perfetto maggiordomo androide, che oltre a ossessionato dall’ordine e dalla pulizia è prodigo anche di osservazioni e consigli; per il suo progetto si fa aiutare da Eva, figlia del fratello che ha sposato l’ex fidanzata di Alex. Il carattere della ragazzina, il difficile progetto e il ritrovare passati affetti influiscono in vari modi sul lavoro e sui sentimenti del protagonista. Sempre ondeggiante tra il thriller e il dramma sentimentale, Eva non riesce però a trovare la giusta via, e quello che vorrebbe essere un crescendo di tensioni che portano al colpo di scena finale si rivela come un percorso ovvio per lo spettatore, che alla fine non si sente appagato e a cui resta solo una bella cornice cui mancano però sia le emozioni che le riflessioni., ,Beppe Musicco,