Creati una cinquantina di anni fa da Jack Kirby, gli Eterni sono un gruppo di superuomini e superdonne che fa sembrare gli Avengers degli scout volonterosi (e infatti il gruppo di supereroi in questa avventura che mette in campo missioni cosmiche e una quasi Apocalisse viene menzionato di striscio solo una volta, come pure il loro “collega” della DC Comics, Superman), dotati di poteri più vicini a quelli degli dei che degli umani di cui sono custodi da millenni. C’è chi è capace di trasformare lo stato della realtà, chi crea un mondo immaginario, chi controlla la mente di migliaia (o milioni) di esseri umani, chi maneggia tecnologie ancora non esistenti, chi vola e scatena energie potentissime, chi crea armi energetiche dal nulla e via andare… Il tutto per difendere l’umanità da bestie mostruose chiamate Devianti e guidarla nella sua evoluzione verso “magnifiche sorti e progressive”, anzi no… Anche gli Eterni, infatti, devono fare i conti con la tendenza dell’umanità a trasformare i progressi tecnologici in armi per distruggere e opprimere (un po’ pedestremente illustrata con i soliti conquistadores che macellano Indios a suon di fucilate).

Questa nuova avventura della Marvel, diretta con perizia e sprazzi di autentica poesia dal premio Oscar Chloé Zhao (che qui affronta un gruppo di “marginali” un po’ diverso da quelli del suo Nomadland), con le solite spettacolari scene di combattimento/azione e qualche momento di autentica invenzione (come la creazione della mitologia da parte di Sprite), soffre però di una certa frammentarietà e di una entusiasta adesione (per usare un eufemismo) allo spirito politically correct dei tempi, anche a costo di rilevanti modifiche rispetto al materiale originale.

Troviamo quindi una squadra multirazziale (sono coperti più o meno tutti i continenti e le etnie), a guida femminile, che contempla nelle sue file la sua prima supereroina non udente, Makkari (nei fumetti uomo e normo-udente), e una con seri problemi mentali, la guerriera Thena (un’Angelina Jolie un po’ gigioneggiante in preda a una sindrome post traumatica di proporzioni cosmiche) mentre a rappresentare l’umanità altrimenti anonima ci pensano da una parte il fidanzato belloccio di Sersi (Kit Harington, che nei titoli di coda viene lanciato a sua volta come supereroe) e dall’altra una famiglia arcobaleno così perfetta da risultare quasi finta.

Nella trama, che mescola riferimenti a un po’ tutte le religioni (i titoli di coda, in verità molti belli, rivelano il gioco dei modelli mitologici dei personaggi), con una marcata preferenza per quelle orientali, trova spazio la ribellione dei singoli nei confronti di una missione secolare che sembra fino a un certo punto definirne l’identità per poi sparigliare le carte.

Per rendere le cose più difficili la storia scorrazza avanti e indietro nel tempo per raccontare l’arrivo degli Eterni sulla terra, il loro “colpo di fulmine” nei confronti degli uomini che devono guidare e proteggere e la loro decisione di “ritirarsi” dall’agone quando i protetti superano il limite.

La vera “amante dell’umanità”, che sceglie di immergersi tra persone e culture è però Sersi (Gemma Chan), che non a caso si ritroverà divisa tra un amore immortale (la storia tra lei e Ikaris- Richard Madden– mette in scena il primo vero amplesso dei solitamente casti film Marvel) e quello impossibile per un umano. Lei, più degli altri, dovrà farsi carico di una decisione difficile per rimanere fedele a se stessa anche dopo la scoperta che quello che ha sempre creduto vero potrebbe non esserlo così tanto.

Alla fine di un lungo percorso (il film dura oltre due ore e mezza) ci si ritrova un po’ frastornati e non del tutto soddisfatti e ci si chiede che altro potranno fare i nostri eroi dopo aver combattuto il fato stesso (ed essersele date di santa ragione anche in famiglia). Ci pensano le proverbiali scene dopo i titoli a creare i dovuti collegamenti con l’Universo Marvel. E quindi alla prossima avventura…

Laura Cotta Ramosino

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