Tratto dal romanzo Danza sulla mia tomba di Aidan Chambers, il film di François Ozon (che doveva essere presentato nella selezione ufficiale del Festival di Cannes 2020, e che dopo l’annullamento del festival francese aveva partecipato e viinto alla Festa del Cinema di Roma) è ambientato in una località marittima della Normandia, dove il sedicenne Alexis, durante un’uscita con una barca presa a prestito, viene sorpreso dal maltempo e salvato dal giovane David, di qualche anno più grande di lui. Da quell’incontro i due sviluppano una profonda connessione che si evolve in qualcosa di più, mentre cercano di trascorrere il più tempo possibile insieme nel corso dell’estate. Tuttavia, la loro relazione si complica ulteriormente quando Alex si rende conto che David potrebbe non essere la persona che sembrava essere.

L’argomento e l’ambientazione del film rimandano allo spettatore paragoni con Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino. E anche se Ozon ha dichiarato il contrario, l’omosessualità è al centro della trama, tanto più che l’azione si svolge in un periodo che potrammo definire di transizione, la metà degli anni 80, quando questa non era più un tabù senza per questo essere esplicitamente tollerata. In questo senso, Estate ’85 è coerente con la filmografia di Ozon e prolunga i tormenti emotivi di alcuni personaggi. Tuttavia quel che differenzia Estate ’85 dal citato film italiano è nella sua forte dipendenza dai flashback e nella sua esplorazione della giovinezza che fa i conti con la propria mortalità. Il film non è così raffinato o maturo come i precedenti lavori di Ozon (pensiamo a 8 donne, Potiche o Frantz), appare piuttosto rivolto a una fascia demografica più giovane e significativamente più ampia. Inoltre, la scrittura stessa vuole apparire (a volte forzatamente) giovanile in alcuni punti, poiché Ozon non sembra resistere dal toccare i cliché tipici del racconto di formazione (e la scena mutuata da Il tempo delle mele con Alexis che ascolta solitario la musica differente dal resto dei presenti nella discoteca è a nostro parere una di queste). Mentre il personaggio di David può sembrare una tipica figura tossica, destinata inevitabilmente a influenzare l’equilibrio mentale di Alexis, la psicologia dei protagonisti è più sfumata di quanto sembri, e Ozon è sempre sottile nel suo modo di rivelare le cose. Al di là della natura esplicita dei dialoghi. La complessità del personaggio della madre di David ad esempio (Valeria Bruni Tedeschi), che passa dall’estrema benevolenza all’oscurità più cinica senza che si conoscano i veri motivi di questa trasformazione, è un altro modo di presentare, da parte del regista, la natura contrastante delle situazioni.

Nonostante i suoi difetti, il film alla fine ha comunque interessanti punti di forza: nelle interpretazioni dei protagonisti, nella chimica che condividono, insieme a una fotografia davvero ben riuscita (il regista ha deciso di girare su pellicola, per evidenziare la grana dell’immagine, specialmente nei primi piani), scelta che sicuramente valorizza il cuore del materiale originale.

Beppe Musicco

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