1989: alla vigilia della caduta del Muro di Berlino tre amici ventenni partono da Cesena per una vacanza “avventurosa” nell’Europa dell’Est; c’è ancora l’impero sovietico, ma sembra agli sgoccioli, e un po’ di incertezza accentua il lato intrigante. Ma a Budapest i tre ragazzi conoscono un rumeno, in fuga dalla dittatura di Ceausescu, che chiede di portare di nascosto nel suo Paese una valigia per la moglie e la figlioletta. Impauriti e controvoglia, i tre si cacceranno nei guai senza capire bene cosa succede in un Paese dove la Polizia segreta spia e controlla tutto. Ma, poco a poco, apriranno gli occhi su quei luoghi miseri dove le facce sono spaventate e non si ha voglia di sorridere, incontrando persone che li conquisteranno.

Passato alla Mostra del Cinema di Venezia 2020, fuori concorso nella sezione autonoma Giornate degli autori, EstDittatura Last Minute è un film dalla narrazione esile, che ne ricorda altri già visti ma un po’ più robusti (per esempio l’esordio di Roan Johnson, I primi della lista). Diretto da Antonio Pisu, al suo secondo film, Est ha dalla sua buoni sentimenti e tre giovani attori spigliati e freschi (Jacopo Costantini, Matteo Gatta e Lodo Guenzi, cantante del gruppo Lo Stato Sociale), meno l’accumulo di gag a volte modeste, episodi non originalissimi (compresa la passione all’Est per “Felicità” di Albano e Romina) e dialoghi un po’ poveri.

Funziona invece il mix con le immagini di repertorio del 1989, in un periodo che cambiò davvero l’Europa: perché la storia dei tre ragazzi romagnoli è vera, come si vede sui titoli di coda. Alla fine, forse anche per questo, il film si lascia comunque vedere e suscita una certa simpatia.

Antonio Autieri