In Era ora Dante vive insieme all’amatissima Alice. È un uomo di 40 anni impegnatissimo e dedito al lavoro. Il giorno del suo compleanno arriva come sempre in ritardo alla festa e per sé, come regalo, vorrebbe più tempo per fare tutte le cose che ha in mente. Ma il giorno dopo, quando si sveglia, scopre che è ancora il suo compleanno e così anche quello seguente e quello dopo ancora. Non si ricorda nulla dell’anno passato; intanto Alice lo invita a prendersi cura della figlia Galadriel, che lui neanche sa essere nata, e comincia a lamentarsi per le sue assenze di compagno. La loro vita va a rotoli giorno dopo giorno e Dante non sa come uscire da questa situazione e riconquistare Alice…

Era ora è il quarto film da regista di Alessandro Aronadio, una dramedy fantasy sui tempi moderni e sull’assorbimento delle nostre vite che ci fanno perdere quanto di più caro e importante abbiamo di fronte a noi senza che ce ne rendiamo conto. Dante, cui dà volto il convincente Edoardo Leo, è un uomo spaesato, non capisce cosa gli stia succedendo. Non si ricorda nulla, vede solo svanire l’amore di Alice – altrettanto brava Barbara Ronchi – per lui e non sa il perché. Gli viene rinfacciato il fatto di essere troppo immerso nel lavoro, nella carriera di assicuratore e totalmente assente per il resto. Così vediamo la coppia provare a rimettersi in sesto andando da un terapista ma è tutto vano. A ogni risveglio Dante scopre che è passato un anno e sono successe cose inspiegabili: è diventato direttore generale della compagnia di assicurazioni in cui lavora, ha una nuova relazione con una collega, Alice ha un compagno di cui è forse innamorata, il suo migliore amico sta affrontando un tumore, la figlia cresce e lui quasi non la riconosce.

Scritto dallo stesso Aronadio con Renato Sannio, Era ora è retto da una buona sceneggiatura che è il suo punto di forza insieme all’affiatamento dei due protagonisti;  è un ammonimento a quanto ognuno di noi rischi se non riesce a dare il giusto valore alle cose importanti della vita e se non riesce a prendersi quel tempo indispensabile non solo alla carriera professionale ma a tutto quello che davvero conta: i rapporti umani. Il film, che è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma, non è uscito al cinema (ed è un peccato) ma è disponibile su Netflix.

Stefano Radice

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