Animazione godibile e ben ritmata, caratterizzata da una notevole cura del dettaglio e da tematiche e vicende anche sentimentali che strizzano l’occhio al mondo degli adolescenti. Diretto da Chris Wedge, il regista de L’era glaciale (ma anche del meno riuscito Robots), Epic – Il mondo segreto è basato su un romanzo per ragazzi di William Joyce (Leaf Men and the Brave Good Bugs), già autore del libro di partenza di un altro interessante film d’animazione, Le 5 leggende. Il film si presenta subito con un bel colpo d’occhio: una foresta lussureggiante e ricca di gradazioni cromatiche diverse scrutata da una macchina da presa fino ai dettagli più piccoli è abitata da minuscoli esserini – i Leaf Men/Uomini foglia – che, alleati con tante creature del bosco, fiori e piante ma anche colibrì usati come cavalcature, si fronteggiano da anni contro un esercito di creature delle ombre (pipistrelli, talpe e corvi) capeggiate dal crudele Dagda che vorrebbe distruggere la foresta e uccidere la regina Tara (doppiata male dalla Cucinotta che non riesce a nascondere l’accento). Quando le cose cominciano a volgere al peggio per i Leaf Men, capiterà provvidenzialmente nella foresta una ragazzina, M.K.

L’impatto visivo è assai efficace così come il ritmo e l’azione concitata sottolineate da un uso ampio del 3D. La vicenda, di chiara impronta fantasy, guarda ad un pubblico di adulti o ragazzi: il tema della morte e della perdita che attraversa il film, quello della scoperta degli affetti che in più di un momento fa capolino oltre a quello, classico di certa animazione, dell’ecologia si indirizzano a un pubblico più grandicello e consapevole. E anche i riferimenti cinematografici vanno in questa direzione: Avatar per quanto riguarda la rappresentazione rigogliosa e dettagliata della natura oltre alla raffigurazione di Mandrake, Arrietty per l’incontro di due specie opposte per dimensioni, gli umani e gli uomini foglia minuscoli e anche Il regno di Ga’ Hoole, il fantasy drammatico e con punte di tragicità diretto – anche lì in uno splendido 3D – da Zack Snyder. Rispetto a questi, il film di Wedge è un passo indietro e forse due. Non possiede la magniloquenza del film di Cameron e nemmeno riesce a suscitare quel senso di meraviglia del film targato Studio Ghibli così come non riesce a fare proprio, a dispetto del titolo, quel registro epico che invece era presente nel film dei gufetti. Wedge vola più basso: la sua è una storia semplice con dei momenti di delicatezza (il rapporto tra M.K. e il disordinato ma appassionato padre), personaggi discretamente definiti e una tematica ecologista in cui, a differenza di tanta animazione recente (i due Sammy, per esempio, in cui la specie umana esce con le ossa rotte), gli umani, ovvero i Calpestatori come vengono chiamati dalle creature dei Boschi, sono solo grandi e goffi e non ostili. Anzi, è attraverso l’intervento provvidenziale dell’uomo che si ristabilisce l’ordine naturale delle cose e si riporta luce e splendore ad una foresta che pareva perduta per sempre.

Simone Fortunato