Per qualcuno un cult di cui citare a memoria battute e situazioni (a cominciare da una canzone demenziale e trascinante); per altri un triste capostipite (in realtà con un paio di precedenti, tra cui I fichissimi) di un genere trash e di quel sottogenere che furono i film del “terrunciello”, un Diego Abatantuono giovane e con una capigliatura improbabile e folta di riccioli nerissimi. Eccezzziunale veramente (1982), fin dal titolo con tre z e la storpiatura in un pugliese da milanese emigrato, era un figlio del suo tempo (gli anni ’80, in cui il cinema italiano non se la passava benissimo, tra maestri in crisi di ispirazione e volgarità dei “nuovi”, con pochi talenti veri) e di quella stagione in cui la tv e il cabaret – in particolare l’ambiente milanese del Derby, peraltro vivacissimo dalla fine degli anni ’60 – producevano legioni di attori brillanti e di comici pronti per il cinema di consumo. In una prolifica serie (una decina in due anni!) di film da protagonista non indimenticabili ma sempre di grande successo, che si conclude con il deludente Il ras del quartiere, la maschera del “terrunciello” – una parlata copiata da Giorgio Porcaro, che se ne lamentò per anni, ma vivacizzata da una simpatia non comune e da un fisico pacioccone – divenne prima mitica per i giovani dell’epoca, poi ripetitiva; sicuramente, niente a vedere con il cinema-cinema, ma puro avanspettacolo filmato (con Attila flagello di Dio come picco negativo quanto a volgarità e stupidità). L’unico film di un certo “spessore” – ma i puristi si scandalizzeranno – fu proprio Eccezzziunale veramente: ed è onestà ammettere che chi scrive fa parte dei fans di quel titolo, un miracolo di elementi che si fusero a meraviglia (il personaggio sulla cresta dell’onda, la passione italica per il calcio, una comicità naif e a tratti scatenata), tanto da risultare ancora oggi tra i migliori esiti dei fratelli Vanzina (il regista Carlo e lo sceneggiatore Enrico). Gli episodi – mescolati nella narrazione ma indipendenti – dei tre tifosi malati di calcio e delle rispettive squadre avevano una sua linea narrativa, gag indimenticabili e una “ingenuità” (poche le volgarità) che conquistava. Tanto da rimanere appunto un cult per decenni, anche per tanti cinefili non sospettabili di simpatie trash. In più, nell’episodio dell’interista – il cinico Franco, insofferente per moglie e suocera, beffato dagli amici Boldi e Teocoli con lo scherzo della schedina falsa – aveva il merito di mostrare il vero “volto” e le vere capacità recitative di Abatantuono: se ne sarebbe ricordato Pupi Avati quando pochi anni dopo avrebbe proposto Regalo di Natale al comico: primo film drammatico e passaporto per il cinema serio per l’attore milanese.,Questa lunga premessa serve in realtà a un severo confronto con il sequel, attuale campione di incassi. Nonostante l’ingresso di spalle di lusso (il grande Carlo Buccirosso, migliore in campo, e una Sabrina Ferilli in forma più che l’ormai standardizzata Anna Maria “Sconsy” Barbera), il film è solo un’ottima idea commerciale, che sfrutta l’assist fornito dalla contemporanea uscita di successo del dvd dell’originale. I tre personaggi, sempre interpretati da Abatantuono (che ovviamente non ha più niente a che fare con quegli ingenui e sfrontati tipi umani), sono invecchiati e molto meno simpatici. Le battute non fanno ridere. Le volgarità si sprecano. Con uno spot terrificante dei gemelli dell’892 (i due ballerini biondi con i baffi del servizio telefonico) da far rimpiangere quelli (allora vietati, ma evidenti e smaccati) di sigarette e marche di whisky che si facevano negli anni ’70. D’altro canto – come già per il Monnezza di cui di recente è stato proposto un improbabile figlio – è impossibile riproporre personaggi che avevano senso solo in una determinata epoca. E che si possono ricordare con piacere anche per quel senso di nostalgia che li circonda. Non si tratta solo di un confronto con il modo di guardare al calcio e al tifo calcistico che è oggi irrimediabilmente cambiato, più violento e più volgare, come ha sostenuto qualcuno: il primo tifoso ucciso in uno stadio è del 1979 (il povero padre di famiglia Vincenzo Paparelli, colpito da un petardo all’Olimpico di Roma prima di un derby della capitale), tre anni prima di Eccezzziunale veramente. Che, se aveva un limite, era infatti di scherzare sulla violenza negli stadi quando faceva già vittime e danni.Il problema vero è che riportati ai giorni nostri Donato, il ras della Fossa dei Leoni rossonera (un gruppo peraltro chiuso per dissidi tra tifosi…), e lo juventino Tirzan sembrano reperti archeologici. Mentre l’interista Franco che con gli amici fa il giro dei santuari per ovviare alle sfortune nerazzurre potrà far sorridere chi non simpatizza per la squadra di Moratti. Ma alla fine stufa, come tutto il film.,Antonio Autieri,