E noi come stronzi rimanemmo a guardare racconta di Arturo, un manager rimasto inspiegabilmente senza lavoro, e senza fidanzata, che si ritrova a fare un colloquio con Fuuber, una start up avvenieristica, iper tecnologica e digitale per la quale inizia a lavorare con consegne a domicilio. Affranto e avvilito, accetta uno dei servizi proposti dall’azienda: diventare amico di un ologramma; Arturo fa così la conoscenza di Stella, di cui si innamora…

Al suo terzo film da regista, Pierfrancesco Diliberto – in arte Pif – con E noi come stronzi rimanemmo a guardare propone una sorta di favola moderna, una commedia amara, sul cinismo del mondo del lavoro, sulle nuove forme di sfruttamento e sulla solitudine. Arturo (Fabio De Luigi), infatti, è un manager brillante che grazie al suo algoritmo ha permesso all’azienda per cui lavorava di fare business. Tuttavia, si trova inspiegabilmente licenziato, senza un vero motivo e inizia quindi il suo percorso verso il basso. Avendo più di 40 anni non trova lavoro e si deve accontentare di fare consegne a domicilio in bici con una vita stravolta negli orari e dominata da un algoritmo che lo tiene sotto controllo in ogni istante. Se il lavoro va male, anche i rapporti affettivi non vanno meglio. La sua fidanzata Lisa (Valeria Solarino) lo lascia dopo che una app ha certificato che non sono fatti per vivere insieme. In questo contesto Stella (Ilenia Pastorelli) è l’ologramma di cui Arturo si innamora (ricambiato) e grazie al quale supera frustrazioni e solitudini. Per arrotondare il magro stipendio, subaffitta il letto di casa a Raffaello (Pif), un professore che per guadagnare qualcosa in più fa l’hater sui social.

I temi posti da Diliberto sono molti e di grande attualità; non mancano citazioni ambiziose da Her e Blade Runner 2046 per il rapporto tra essere umano e ologramma, così come anche viene citato Ladri di biciclette per il furto subito da Arturo. Per descrivere il “freddo” che circonda il protagonista, il regista sceglie ambientazioni ipermoderne, asettiche e senza anima. Peccato che – malgrado i temi interessanti – proprio freddo e asettico risulti anche il film che non riesce a creare una vera empatia nello spettatore (a differenza dei lavori precedenti La mafia uccide solo d’estate e In guerra per amore), neanche quando Arturo parte alla volta di Mumbai per andare a liberare la vera Stella e sottrarla al suo destino di ologramma…   Dopo essere passato su Sky, il film è disponibile su Prime Video.

stefano radice

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