Pessima rivisitazione del personaggio ideato da Tiziano Sclavi nel 1986. Non è né un omaggio a uno dei character più importanti della storia del fumetto italiano recente e nemmeno un horror in sé e per sé: è una via di mezzo che scontenterà con certezza sia gli appassionati della versione comics, sia lo spettatore alla ricerca di un horror solido. Rispetto al Dylan Dog cartaceo, il film conserva solo l'abbigliamento: camicia rossa e giacca scura, e nemmeno le scarpe (che sono delle Clarks e non delle Converse All Star rosse). Il resto è tutto inventato di sana pianta anche per problemi di copyright: “il maggiolino”, con cui Dylan scorrazza per le vie di Londra è inutilizzabile per il veto della Disney di Herbie; e lo stesso Groucho – assistente matto, vero e proprio sosia del grande Groucho Marx: un personaggio carico di ironia nerissima – è stato sostituito da uno scialbo compagno zombie. Ma, al di là dei dettagli – che però dettagli non sono, a ben vedere: è come se si volesse fare un film su Superman senza la tutina con la “S” e sostituendo Lois Lane con una ragazza qualsiasi – è il film nel suo intero a fare acqua da tutte le parti. La produzione, che, senza troppo criterio, sposta la narrazione da Londra a New Orleans, è poverissima come si notano nelle tante, troppe sequenze d'azione in cui gli effetti speciali appaiono talmente modesti da sembrare nemmeno finiti. Il cast è da serie televisiva scarsa: Brandon Routh, in modo particolare, è rigidissimo e inespressivo ed è mal coadiuvato da tante facce già viste in B movie, eccezion fatta per il grande Peter Stormare, caratterista di lungo corso, già utilizzato dai fratelli Coen per Fargo e Il Grande Lebowski. La narrazione è faticosa e arranca sotto il peso di un'insopportabile voce fuori campo dello stesso Routh che commenta tra il compiaciuto e il disincantato l'evolversi della vicenda. Sconfessato dalla Bonelli e da Sclavi, che pure sono omaggiati in più punti da Munroe, il film scritto dalla coppia di sceneggiatori di Sahara presenta una storia confusa, ripresa in modo anonimo e piatto dal regista del già mediocre TMNT. Privo di vera suspense, non manca di alcune sequenze kitsch che potranno soddisfare solo il cultore di Z movies: il body shop fintissimo in cui Dylan e compagni cercano pezzi di ricambio; una battuta, infelicissima, sul nostro Dante; il prologo iniziale, in mezzo agli animali impagliati con cui si vorrebbe citare Psyco di Hitchcock e che finisce per precipitare il film in un'atmosfera da film hard a basso costo. Un'operazione fallimentare sotto tutti i punti di vista, che riesce quasi a far rimpiange il terribile e ugualmente kitsch Dellamorte Dellamore, il film diretto da Michele Soavi nel 1994 e interpretato da Rupert Everett e Anna Falchi e ispirato proprio alla figura dell'investigatore dell'incubo.,Simone Fortunato,