Buddy movie simpatico e meno banale di quel che si potrebbe pensare. La storia è inflazionatissima: Ousmane (Omar Sy, in un ruolo sopra le righe che ricorda quello di Quasi amici) è un poliziotto dell'antifrode che lavora con gran difficoltà nelle banlieue di Parigi. Scopre il cadavere di una donna ricchissima ed è affiancato a un collega dell'anticrimine (un simpatico Laurent Lafitte). I due sono proprio opposti per carattere e estrazione sociale: nero, figlio della periferia parigina ed estroso il primo; bianco, grigio burocrate e borghese il secondo. Dovranno prima sopportarsi e poi conoscersi per portare a casa l'indagine. Commedia poliziesca briosa e dal buon ritmo: le cose migliori sono tutte nell'interpretazione dei due protagonisti, verosimili e simpatici ma anche in una sceneggiatura che, al netto di qualche volgarità, gioca bene sugli stereotipi del poliziesco e sull'opposizione dei due protagonisti. Il regista Charhon, al secondo film, guarda scopertamente a due filoni del poliziesco degli anni passati: da una parte il buddy movie americano con titoli come Beverly Hills Cop, Arma letale o 48 ore, citati in più di un'occasione (Omar Sy ha persino la suoneria che riproduce la canzoncina di Axel Foley), dall'altra il polar francese e romantico alla Belmondo (del suo bel Joss il professionista campeggia una locandina a casa di Lafitte). Anche se la fusione tra due sottogeneri così diversi non è del tutto riuscita. Charhon ha in mano due ottimi attori di grande umorismo e simpatia e il film va in una direzione all'americana: buon ritmo, vivaci schermaglie e un racconto poliziesco semplice non privo di qualche riferimento al sociale. Ma Belmondo, il suo carisma inarrivabile e quella strana creatura tipicamente francese che è il polar – un mix di crudo realismo, romanticismo noir e notturno metropolitano – ci pare un po' distante. Due agenti molto speciali (il titolo italiano è fuorviante) è però gradevole nel complesso: Charhon gestisce bene ritmo e azione, confeziona un buon inseguimento iniziale e circonda i due protagonisti di ottime spalle come Sabrina Ouazani nei panni della poliziotta Jasmine o di Lionel Abelanski già visto ne Il concerto. E dimostra di possedere anche i tempi comici giusti: la gag nel locale a luci rosse, per quanto un po' volgarotta, strappa la risata ed equilibra la tensione. Altre cose vanno meno bene: alcuni personaggi sono poco sviluppati (il figlio di Ousmane, poco efficace da un punto di vista narrativo), la vicenda puramente poliziesca è un po' telefonata e qua e là si nota qualche passaggio sbrigativo di sceneggiatura. Ma nel complesso il film “tiene” per la simpatia contagiosa degli interpreti e per un certo gusto registisco nel rielaborare il poliziesco d'azione vecchio stampo.,Simone Fortunato