In Drive-Away Dolls (primo film girato senza il fratello Joel e distribuito da noi solo in inglese con sottotitoli italiani), Ethan Coen attinge a piene mani all’estetica dei film del genere “noir” e “on the road”, usandone anche i luoghi comuni, come le cospirazioni legate a uomini politici. Dato il gran numero di cose differenti che si trovano nel film, per definirlo si può usare un termine che facilmente calza a molti dei film dei fratelli Coen: è un pastiche, che nel caso specifico si avvicina ai film di John Waters, anche se con un differente ritmo e senso dello humor.

Margaret Qualley e Geraldine Viswanathan interpretano due amiche lesbiche, una che si sta riprendendo da una separazione, l’altra sessualmente timida, che devono allontanarsi da Filadelfia per arrivare a Tallahassee in Florida. Invece di noleggiare un’auto, Jamie (Qualley) suggerisce di utilizzare un “drive-away”, un servizio che abbina i viaggiatori a veicoli che si dirigono nella stessa direzione. Naturalmente, il loro tempismo è sbagliato e l’uomo dietro il bancone (un notevole Bill Camp anche se sottoutilizzato) le accoppia con un’auto destinata a qualcun altro. Perché nel vano della ruota di scorta c’è un mistero. Mentre viaggiano per la verso la Florida senza sapere che due scagnozzi (guidati da Colman Domingo) sono sulle loro tracce, le due amiche si fermano, bevono e riflettono sulla loro relazione. La premessa è piena di battute: sui gay, sul crimine, sul pene e, fatta eccezione per alcune risate sparse, Drive Away Dolls non è che faccia sganasciare; la maggior parte delle battute sembrano stantie e non autentiche. È come se Coen stesse cercando di ricreare un film dei fratelli Coen, ma invece ne uscisse una versione scolastica del loro cinema. Margaret Qualley interpreta un tipo alla Frances McDormand, con tanto di taglio di capelli similare; gli scagnozzi discutono della loro relazione in macchina, ricorrendo a una violenza che non riesce a essere comica; il contenuto della scatola è più un McGuffin che altro. Coen, che ha scritto il film insieme alla moglie ed montatrice Tricia Cooke, inserisce personaggi e cliché stile Coen nella sceneggiatura, ma senza metterci la cura o la precisione necessarie. Come protagoniste, la Viswanathan e la Qualley interpretano più archetipi che personaggi, il che le rende più noiose che accattivanti. La Qualley cerca di interpretare il tipico playboy (che ci sta in un road movie), ma non ti prende. I personaggi di supporto hanno l’aria di divertirsi di più: Pedro Pascal in un piccolo ma raccapricciante cameo, Colman Domingo nei panni dell’avversario duro ma giusto che siamo abituati a vedere nei film dei fratelli Coen. Beanie Feldstein interpreta perfettamente la parte dell’amante disprezzata, anche se la presenza del suo personaggio sembra decisamente superflua.

Non sappiamo sotto quale genere Drive-Away Dolls sarà collocato nella filmografia dei fratelli Coen, se sotto noir, road movie o cinema lesbico, o verrà dimenticato. Il film fa i suoi riferimenti intelligenti, accenna al modo in cui particolari generi hanno plasmato una sensibilità estetica americana legata alle nozioni di sessualità e politica, poi però al senso dell’umorismo saffico libertario si sgonfiano le gomme, e il pastiche precipita in un nonsense che al massimo strappa qualche risata.

Beppe Musicco

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