Dal regista Joe Wright, già artefice di vari adattamenti (Anna Karenina, Espiazione, Orgoglio e pregiudizio), arriva una nuova versione di Cyrano: la commedia teatrale di Rostand diventa un dramma romantico in chiave musical, dove la quinta teatrale è rappresentata da una Sicilia svuotata dalla pandemia (Noto, Scicli, Ortigia). Se la storia originale è quasi immutata, il testo è invece riadattato da un musical off-Broadway della sceneggiatrice Erica Schmidt: Cyrano, esperto spadaccino e poeta, presta le sue parole al compagno d’armi per aiutarlo a conquistare la bella Roxanne, la donna che ama da sempre ma alla quale non osa dichiararsi a causa del proprio aspetto fisico.
A dare freschezza alla storia è proprio la trasformazione di un limite prostetico come quello del naso – anche nel famoso film del 1990 con Gérard Depardieu – in una caratteristica più strutturale, grazie all’efficace scelta di Peter Dinklage di Game of Thrones nei panni (purtroppo un po’ impacciati) del protagonista. Il genere musical poteva dare nuova grinta a monologhi e duelli verbali, ma i brani della band indie rock The National rimangono troppo malinconici e sporadici per lasciare il segno. A fronte di molte scelte efficaci – fotografia e scenografia su tutte – si sente purtroppo la mancanza di una marcia in più in sceneggiatura, per dare spessore specialmente a quella Roxanne che, in oltre due ore di film, non si riesce mai a vedere con gli occhi innamorati di Cyrano.

(Roberta Breda)

***

Mediterràneo, action drama di Marcel Barrena, è in lizza per rappresentare la Spagna agli Oscar, ma è anche un biopic sulla nascita di Open Arms, nel 2015: colpiti dalla fotografia di un bambino migrante morto a riva, due bagnini professionisti lasciano il tranquillo lido di Barcellona per prestare soccorso ai barconi diretti sull’isola di Lesbo; tra aiuti, ostilità e inadempienze delle autorità, si trovano a fronteggiare un’emergenza fuori scala, che rischia di risucchiarli come un buco nero. Incisiva è l’interpretazione di Eduardo Fernandez nei panni del roccioso fondatore Oscar Camps, ed efficaci sono a loro volta le riprese subacquee del regista, che già nel lungometraggio 100 metros si è cimentato con l’ambiente del mare. Nonostante alcuni discorsi-manifesto che rubano terreno a possibili sviluppi dei personaggi, Mediterràneo ha una linea narrativa avvincente e struggente, con protagonisti da sondare man mano e una demarcazione tra amici e nemici da superare. Le bracciate sono le indiscusse protagoniste di Mediterraneo, in un mondo che ha le sue leggi ma anche i suoi contraccolpi: perché nell’inferno della lotta tra la vita e la morte, quello che il salvatore non può mai perdere di vista è prima di tutto se stesso.

(Roberta Breda)

***

Era già passato al Festival di Cannes il Mothering day di Eva Husson, tratto dal romanzo di Graham Swift, dramma sentimentale post bellico in cui una giovane domestica scopre l’amore per le lettere e il talento della scrittura attraverso la relazione con il giovane rampollo di una famiglia amica dei suoi datori di lavoro. Giocato su più piani temporali, con una regia poetica che a volte rischia di diventare maniera, il film si avvale di un supercast formato non solo dai veterani Colin Firth e Olivia Colman (coppia di mezza età che ha perso i figli durante il primo conflitto mondiale), ma anche da Josh O’Connor, il Principe Carlo di The Crown e soprattutto della giovane e promettente Odessa Young.

Gli amanti delle serie televisive targate UK sentiranno aria di famiglia in queste magioni popolate di signori e domestici ognuno immerso in una vita dalle regole precise. Le regole che la protagonista Jane Fairchid infrange quando si lega a un giovane di buona famiglia che vive il dramma di essere l’unico sopravvissuto di una generazione falcidiata dalla guerra. Ma Jane non si fermerà lì: la vediamo prima diventare commessa di una libreria e poi scrittrice, destinata a filtrare con le parole la sofferenza delle perdite a cui andrà incontro. Un film elegante che tuttavia fatica a trovare la strada per il cuore dello spettatore che nei familiari riti della campagna inglese forse si aspettava uno sguardo più originale attraverso gli occhi di questa giovane donna determinata e  battagliera.

(Luisa Cotta Ramosino)

***

Dopo onde giganti (The Wave) e terremoti (The Quake), in Norvegia hanno deciso che la nuova frontiera del disaster movie è legata ai danni dell’industria del petrolio, proprio quella su cui il paese scandinavo ha costruito il suo benessere. E così in The North Sea il regista John Andreas Andersen mette in scena una potenziale tragedia ambientale causata dalle troppe trivellazioni in mare. Rispetto a un qualunque omologo americano il film norvegese non mette in scena tentativi di insabbiamento da parte del governo, anzi, con la cenere in testa tutti (politici e petrolieri) si mettono al lavoro per riparare ai danni che sono paurosi e si ispirano alle paure che tormentano la coscienza di tanti contemporanei. In mezzo a tutto, però, ci sono i personaggi attraverso cui viviamo il versante più immediato del dramma, persone che lavorano sulle piattaforme danneggiate, e in particolare una donna, tecnica operativa fidanzata con un altro lavoratore che a un certo punto sembra disperso in una improvvisa esplosione. Ma lei non si arrende e mette in piedi una missione di soccorso dai rischi altissimi. Spettacolari messe in scene che ci portano in mezzo al mare e negli stessi abissi per un racconto d’avventura con un’anima ecologista, un prodotto ben fatto anche se forse un filo prevedibile e senza i conflitti forti tra i personaggi che prodotti affini d’oltre oceano avrebbero saputo sapientemente sfruttare.

(Luisa Cotta Ramosino)

Nella foto: Peter Dinklage in Cyrano di Joe Wright

(3 – continua)

Il trailer di Cyrano 

Il trailer di Mediterràneo 

Il trailer di Mothering day

Il trailer di  The North Sea