La vita è un film o i film aiutano a vivere? sembra chiedersi Davide Ferrario in Dopo Mezzanotte, film “low budget” di cui è anche sceneggiatore e produttore. Per Martino, custode notturno del Museo del cinema di Torino, i film – specie quelli dell’epoca del muto – hanno sostituito la vita e lo hanno trasformato in una sorta di alter ego di Buster Keaton. I suoi sogni di riscatto e amore si sublimano nel melodramma e nelle comiche, che lui proietta a partire da mezzanotte quando attacca il suo turno di custode. Ma, come in The Dreamers di Bertolucci, la vita strappa Martino-Keaton dai suoi sogni di celluloide. La “sassata” per lui sarà l’irruzione nella sua vita solitaria e silenziosa di una ragazza, che si rifugia nella Mole per scappare ai suoi inseguitori. Amanda, questo il suo nome, fa la cameriera in un fast food e, dopo l’ennesimo rimprovero, ha ferito il suo capo. I due ragazzi non potrebbero essere più diversi, ma il mondo poetico e onirico di Martino, così lontano dal fidanzato (dongiovanni convinto e ladro d’auto che di nome fa L’Angelo), conquista Amanda che, a suo volta, riesce a strappare Martino dal suo “autismo”. Innamorata di entrambi, la ragazza decide di non decidere, dando il via a un triangolo di truffautiana memoria, ma più leggero e divertente, dove nessuno sembra prendersi sul serio fino all’imprevedibile epilogo. ,Storia d’amore sì, ma soprattutto d’amore per il cinema, Dopo mezzanotte rappresenta anche un viaggio romantico e quasi fiabesco alla scoperta della storia della settima arte a partire dalle prime lanterne magiche e dai primi filmati dei fratelli Lumiere. Ferrario dirige con mano leggera questo film sul cinema e tutto avvolto dal cinema, in cui riferimenti e ammiccamenti non sono mai pedanti e torna (dopo Tutti giù per terra) a Torino, trasfigurandola in un’atmosfera sospesa e quasi magica. I giovani attori sono bravi e convincenti: Giorgio Pasotti (Martino) si riscatta dalla “divisa” che la fiction televisiva gli aveva incollato addosso, Fabio Troiano (L’Angelo) fa pensare a una malinconica alternativa di Claudio Santamaria, mentre all’interpretazione di Francesca Inaudi giova un viso dai tratti forti e irregolari. ,Vero protagonista di questo film girato in alta definizione, però, è il museo della Mole, scenografia romantica e suggestiva, grazie alla quale si sviluppa la storia, perché come suggerisce la voce fuori campo di Silvio Orlando (presente per tutto il film), “Forse sono i luoghi che raccontano le storie meglio dei loro personaggi”.