Capolavoro agghiacciante firmato da Lars Von Trier, il geniale autore de Le onde del destino e dei più discussi Idioti e Dancer in The Dark. L’idea di partenza è originale e fastidiosa al tempo stesso: costruire un durissimo pamphlet contro il moralismo protestante, attraverso la vicenda esemplare di una donna senza colpe né peccati, abituata solo al perdono (Grace è in fatti la Grazia), che dapprima viene accolta, e quindi usata nel peggiore dei modi da una comunità moralista ed egoista. Un film durissimo e sconvolgente, girato in un modo straordinario (scenografie ai minimi termini, disegnate addirittura per terra; spazi ristretti e un’unità teatrale ferrea; una voce fuori campo a commento dell’azione), per una parabola pienamente cristologica, come del resto molti altri film del regista danese, almeno fino ad una chiusura umanamente devastante e nel contempo perfettamente in linea con la struttura della tragedia classica. Von Trier conosce bene moralismi e vizi di un certo perbenismo moralista che colpisce senza pietà, giocando anche con pochi scrupoli con un personaggio (quello della Kidman, sempre più brava), che da "figura Christi" diventa spietata dea della vendetta. Bisogna prenderlo per quello che è, questo regista danese, che, fuori dal set, appare sempre più come un personaggio eccentrico e scostante (in conferenza stampa gli hanno attribuito dichiarazioni inquietanti, in cui avrebbe definito, tra l’altro, Gesù Cristo come l’uomo più arrogante della storia dell’umanità: ennesima provocazione a una stampa che non ama?): è un regista che ama lo scandalo ed ha sempre diviso il pubblico, attraverso film perturbanti e difficilmente etichettabili, ma ha anche sempre dimostrato un talento e punte di genio autentiche che si possono solo riconoscere. Dogville, in questo senso, non è certo un’eccezione.,Simone Fortunato,