Fantahorror intelligente, pieno di trovate e davvero originale. Lo firma un esordiente giovane ma in realtà il vero nume tutelare dell’operazione è Peter Jackson, qui nelle vesti di produttore. La storia sembra una summa delle principali paure e paranoie dell’Occidente: in Sudafrica in quella città violentissima e ricca di contraddizioni che è Johannesburg vive segregata la razza degli alieni, creature piuttosto schifose simili a gamberoni e costretti dagli uomini a vivere in un’enorme baraccopoli e a cibarsi di immondizia. Quando l’ONU (nel film MNU, ma i riferimenti sono ovvi come le bianche autoblindo che fronteggiano gli alieni) decide di evacuare la zona per ragioni umanitarie, i nodi verranno al pettine. Terrore: per il diverso, in questo caso un alieno, letteralmente immigrato da un altro mondo; per una nuova ennesima pandemia; per gli attacchi a tradimento. District 9 è un’immagine grandiosa e sintetica delle paure di questo scorcio di inizio millennio. La Johannesburg in cui è ambientato e girato il film è non solo una scelta giusta e controcorrente, ma è profeticamente inquietante: nella stessa città dove tra pochi mesi si celebrerà il più grande evento sportivo e forse mediatico dell’intero Occidente si assiste alla fine della civiltà forse, e all’inizio della barbarie. Una città più simile a Bagdad o a Kabul che non a una città moderna africana. Una città che diventa il capolinea dell’Occidente moderno, un inferno dove buoni e cattivi si mescolano in un modo inestricabile. Strutturato come un tesissimo reportage in diretta, con tanto di finti servizi televisivi, false interviste e false riprese sul campo, District 9 non è soltanto un gran bel prodotto di intrattenimento per cultori di fantascienza e non: certo, non mancano numerosi riferimenti a veri e propri cult del cinema sci-fi, da E.T. a Transformers, al cinema di John Carpenter alle orribili e fascinose metamorfosi di David Cronenberg all’immancabile Alien. No, il film prodotto dall’autore de il signore degli anelli va oltre: attraverso un linguaggio nervoso e impressionanti effetti speciali riesce a rendere realistica una vicenda che trasuda attualità e solo nel rumoroso duello finale viene forse un po’ meno quell’autenticità evidente nella messinscena, ma anche nella definizione dei caratteri e persino negli alieni. Si potrebbe perfino parlare di un nuovo tipo di realismo, se il tutto, trattandosi di un film di fantascienza, non suonasse un po’ troppo paradossale. Eppure, a ben vedere, non c’è film sci-fi che non abbia avuto un fortissimo legame alla realtà presente. Il cinema della paranoia negli anni ’50 nasceva dallo spettro molto consistente di una possibile terza, definitiva guerra mondiale tra Usa e Urss, la filosofia esistenziale di 2001 – Odissea nello spazio incarnava le speranze e le attese legate allo sbarco sulla Luna; la trilogia originaria di Guerre stellari era metafora evidente della Guerra Fredda. Ora, dopo tanti anni di assenza o quasi della fantascienza dal grande schermo – assenza colmata, anche se solo in parte, da un esercito sempre più folto di super eroi in lotta contro i fantasmi dell’11 settembre – un altro film simbolo se non di un’epoca, almeno di una decina di anni.,Simone Fortunato, ,