Una coppia di coniugi vive in modo differente la morte del figlioletto, e le distanze tra loro si acuiscono, tanto che lei cerca aiuto in un’amicizia in Rete. Un ragazzino introverso e isolato dai compagni di classe viene ingannato da due coetanei, che creano un falso profilo di una ragazza con cui lui intreccia un abbozzo di amicizia virtuale, senza sapere che non esiste. Un padre, ex poliziotto e ora investigatore privato, sa capire il dramma dei due coniugi in crisi, e finiti nel mirino di qualcuno che li ha derubati on line di soldi e segreti, ma non capisce che piega sta prendendo il figlio con il suo miglior amico (i due bulli che si prendono gioco dell’adolescente “emo”). Un giovane adesca donne mature via web: per lui è solo un gioco, e non si rende conto di chi lo sfrutta finché una giornalista non lo conosce e vorrebbe fargli aprire gli occhi; ma gli sta dietro davvero per aiutarlo o perché a caccia di scoop? Vite di adulti e di ragazzi, nell’America dei nostri giorni (che però ha tratti vicini alla nostra società). adulti e ragazzi, sono sempre connessi a tutti i possibili mezzi per comunicare: cellulari, tablet, social network… E sempre sconnessi dagli altri e da se stessi.,Ben scritto e ben diretto dal regista Henry Alex Rubin (al suo esordio in un lungometraggio di finzione dopo alcuni documentari) e interpretato da un gruppo di attori molto variegato e che sa toccare le corde giuste, Disconnect è un film contemporaneo come pochi: tutti chattano, consultano i cellulari, si annullano in comunicazioni virtuali (anche toccanti, perché si desidera sempre – anche on line – di essere amati o capiti: come la donna afflitta dal lutto che chatta a uno sconosciuto “è bello avere qualcuno con cui parlare”…) e non sanno guardare in faccia chi hanno di fronte: moglie, figli, fratelli. Come in tanti altri film, soprattutto americani (si pensi a Crash, film vincitore del premio Oscar una decina di anni fa, o al ben superiore Magnolia), la struttura è quella corale, decentrata, in varie storie che si intersecano grazie a incroci non forzati. Il film non punta solo a porre questioni importanti dal punto di vista sociale (l’invadenza dei media, i pericoli dei social network e dei sistemi chat), ma a mostrare uomini, donne e giovanissimi in crisi di relazioni con gli altri, in fin dei conti soli e incapaci di riemergere da continui errori o sensi di colpa; in particolare, mostra rapporti tesi tra genitori e figli che o sono assenti l’un l’altro o in perenne conflitto. Ci vogliono una serie di drammi, e anche una possibile tragedia, per risvegliare coscienze assopite o superficiali, che rischiano una grave deriva esistenziale. ,Antonio Autieri,