Camilla e Silvestro si conoscono su un vaporetto nella laguna di Venezia, si piacciono al punto da dividere un letto (ma nulla di più) quando ancora non si sono presentati. Ma poi si allontanano, per ritrovarsi a distanza di mesi, prima amici, poi complici, sempre più attratti l’uno dall’altra, ma incapaci di cogliere l’occasione e il momento giusto. Così mentre lei prima intreccia una storia d’amore con un intellettuale russo, si sposa con un amico di Silvestro, ci fa un figlio, poi lo lascia e cade in depressione, Silvestro amoreggia con una russa di passaggio, ma soprattutto cerca la sua strada professionale fino a che forse i due riusciranno a sincronizzare gli orologi esistenziali…

Esordio alla regia di Valerio Mieli (anche autore del soggetto), questa storia di (non) amore dosata con un contagocce stagionale che troppo spesso elude i momenti fondamentali del percorso dei due personaggi principali (tra gli altri Camilla che si mette con l’amico di Silvestro, lo sposa, ci fa un figlio e poi divorzia…) promette più di quanto mantenga in termini di profondità ed efficacia narrativa. I due protagonisti (ben interpretati da due giovani attori, Isabella Ragonese e Michele Riondino, che riescono comunque a compensare in parte ciò che la sceneggiatura un po’ troppo sottrae o dà per scontato) sono fatti per essere esempio della gioventù precaria nel lavoro e nei sentimenti che tanto appassiona il nuovo cinema italiano (non solo indipendente). Ma se almeno all’inizio il loro dibattersi un po’ troppo inconcludente (e a volte fin troppo pilotato dalla volontà degli autori per posticipare uno scioglimento intuibile fin da subito) suscita tenerezza e curiosità, un po’ alla volta si percepisce l’artificiosità della scansione narrativa e si patisce l’eccessiva leggerezza della storia, che non osa andare a fondo sui drammi veri e lucra su quelli meno reali, ma ad effetto (tutta la parte che si svolge in Russia al matrimonio della ex di Silvestro, con intermezzo musicale di Capossela per rialzare l’interesse). Così già dal terzo inverno si comincia a sospirare per una primavera non solo esistenziale, ma pure narrativa, invocando dagli autori il coraggio di tirare le fila di una storia con troppi buchi da riempire.

Luisa Cotta Ramosino