Evento molto atteso a Lucca Changes – la versione on line del Lucca Comics and Games che si è chiuso ieri – è stato il videoincontro con i Manetti Bros. che hanno parlato del loro nuovo film, Diabolik, molto atteso da tutti gli appassionati del fumetto (e non solo) e che sarebbe in programma al cinema dal 31 dicembre (sempreché l’attività su grande schermo riprenda, visto che le sale sono chiuse, causa Covid). Si è parlato delle origini del mito partendo dalla prima trasposizione cinematografica di Diabolik, personaggio creato dalle sorelle Giussani negli anni Sessanta (fumettiste ed editrici creatrici nel 1962 del personaggio), arrivata dopo soli sei anni dalla comparsa del personaggio in edicola. All’epoca il film di Mario Bava non aveva soddisfatto le sorelle, che non avrebbero mai accettato un altro film non “rispettoso” del personaggio.

Realizzare un film su Diabolik, che sarebbe potuto piacere a loro è stato il punto di partenza per Antonio e Marco Manetti, che hanno scelto come protagonista Luca Marinelli, Miriam Leone per Eva Kant, e Valerio Mastandrea per l’Ispettore Ginko. Il videoincontro, intitolato “Dietro la maschera di Diabolik”, ha visto anche la presenza del fumettista Roberto Recchioni e di Mario Gomboli, a lungo collaboratore delle sorelle Giussani, sceneggiatore e direttore editoriale dell’Editrice Astorina, responsabile della serie a fumetti, il cui placet e aiuto è stato fondamentale per il film.
«Abbiamo deciso di mandare a Mario cinque paginette, sulla nostra visione – spiega Marco Manetti – e lui ci ha risposto che aspettava da 30 anni qualcuno che immaginasse così un film su Diabolik. Ci siamo approcciati al progetto da fan e non volevamo modificare una cosa già perfetta di suo». La trasposizione è incentrata sulla nascita del rapporto fra Diabolik ed Eva Kant, l’ambientazione è anni ’60 a Clerville «per la quale ci siamo ispirati alla Milano tra gli anni ’20 e gli anni ’70». Uno dei nodi più difficili è stato la scelta del cast: «Eva è venuta un po’ più automatica, perché siamo da tempo fan di Miriam, ed è una Eva fantastica». Più lungo il lavoro per Diabolik e Ginko: «A Marinelli – continuano i registi – abbiamo fatto anche un provino; è un attore eccezionale ma non era immediato vederlo Diabolik. Luca gli ha dato un’umanità profonda. Senti che quest’uomo freddo, glaciale, intelligentissimo e cinico, ha qualcosa dentro che gli ruggisce e anche Luca dice di averlo pensato come se avesse dentro una pantera». Ugualmente convincente per i Manetti e Gomboli, il Ginko di Mastandrea, che dà al personaggio, «una sorta di disincantata e malinconica ironia». Diabolik è «una figura nera per la quale parteggi – chiudono i Manetti – perché prende le sembianze e la vita di persone più tristi, più squallide, più negative di lui. È questa la chiave che te lo fa amare». Nel film, ritroveremo anche il tono ‘femminista’ delle storie: «È un caso unico nel mondo del fumetto, il fatto che statisticamente siano più le volte in cui Eva salvi Diabolik piuttosto che il contrario. Attraverso di lei si capisce perché Diabolik fa quello che fa. Non è cattivo e sadico, lo muovono l’anarchia e le sfide».