Diabolik e l’ispettore Ginko sono sulle tracce di una pericolosa banda di rapinatori. Il primo vuole mettere le mani su alcune preziose monete antiche che i malviventi gli hanno impedito di rubare, il secondo li vuole arrestare. Entrambi, però, vengono catturati e si ritrovano faccia  faccia nei sotterranei della villa dell’avvocato Manden, la mente della banda. Preoccupate per non vedere i loro amati, Eva Kant e la contessa Altea si mettono alla ricerca di Diabolik e Ginko…

Ispirato al n.107 dell’omonimo fumetto, con Diabolik, chi sei? i Manetti Bros. completano la loro trilogia sul re del terrore dopo Diabolik e Diabolik, Ginko all’attacco! . Come per i precedenti capitoli, alcuni aspetti del film convincono, altri meno. Come sempre molto curata l’ambientazione, questa volta negli anni ’70; ogni dettaglio scenografico e di costumi, è perfetto. Inoltre, Diabolik, chi sei? è senza dubbio il capitolo più noir dei tre e forse anche quello più cruento. I Manetti Bros. calano bene lo spettatore nelle atmosfere del poliziottesco italiano ma mantengono quella impostazione glaciale e fissa, da fumetto appunto, che lascia un po’ freddo chi guarda il film.

Se la prima parte del racconto è convincente, soprattutto quando al centro della scena c’è la banda criminale, lo è meno la seconda quando Ginko, cui dà il volto ancora Valerio Mastandrea, e Diabolik, impersonato da Giacomo Gianniotti si trovano faccia a faccia da prigionieri. Il racconto in flashback sulle origini di Diabolik doveva essere la parte forte del film ma, al di là di un bianco e nero un po’0 di maniera, non riesce a nostro avviso a rappresentare un valore aggiunto; rimane tutto troppo glaciale e impersonale. Anche Paolo Calabresi, nei panni di King, il criminale che in qualche modo cresce il giovane Diabolik, poteva essere sfruttato meglio. Alla fine è sempre Miriam Leone, nei panni della dark lady Eva Kant a rimanere impressa mentre Monica Bellucci in quelli della contessa Altea lascia più di una perplessità. Nel cast anche brevi apparizioni per Carolina Crescentini e Barbara Bouchet.

Complessivamente la trilogia dei Manetti Bros. rimane comunque un’importante e interessante operazione produttiva e cinematografica che ha dato lustro a uno dei personaggi iconici del fumetto mondiale ma che non ha trovato l’aggancio o il mood giusto per fare breccia nel pubblico.

Stefano Radice

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