Mentre è in licenza John, militare delle forze speciali di stanza in Germania, conosce Savannah, studentessa universitaria impegnata nel volontariato. È amore a prima vista e i due trascorrono due settimane da sogno, che sembrano giovare anche al padre leggermente autistico di John. Durante i mesi lontani, in attesa che John finisca la ferma, i due innamorati si scambiano lunghe lettere immaginando un futuro insieme. Ma poi arriva l’11 settembre e John decide di prolungare la ferma. Savannah non regge il distacco, lo lascia e sposa un altro…Ma il destino li farà rincontrare.,Ennesimo lungometraggio tratto da un romanzo dello scrittore cattolico di bestseller Nicholas Sparks, questa lacrimosa storia d’amore a base di sguardi languidi e lettere fin troppo dettagliate, non sembra avere la stessa benzina di altri che lo hanno preceduto (solo per fare un esempio il recente The Last Song).,Il colpo di fulmine tra l’angelicata (ma pure un po’ gattamorta) Savannah, buona in un modo che rischia alla lunga di apparire persino un po’ finto, e il soldato John (che una volta era un duro, ma devono ricordarcelo in un modo a dir poco goffo) si dilata sui primi 40 minuti di film facendo salire la glicemia oltre il livello di guardia, e non bastano i tormenti che naturalmente seguiranno per l’incombere della storia e la fragilità dei sentimenti a riscattare una vicenda di poca sostanza.,Nelle mani del discontinuo Hallström (che forse si sente più a suo agio quando ha qualche discutibile tesi da sostenere come ne Le regole della casa del sidro) l’intreccio di amore, dovere e fatalità tessuto da Sparks perde di vigore e il romanticismo da cioccolatino propinato a piene mani finisce per stancare.,Ciò che veramente delude, però, è il finale, in cui si insinua più di un sospetto sulle azioni di Savannah, che prima lascia John, sposa un altro (con motivazioni forse pure un po’ discutibili), ma poi lo rivorrebbe indietro e, provvidenzialmente liberatasi della presenza ingombrante del coniuge, si affretta a farlo sapere all’innamorato di un tempo ché, non si sa mai, il lieto fine si può sempre recuperare…,Pare brutto dirlo, ma al contrario un finale eroicamente tragico sarebbe stato l’unico possibile riscatto per una pellicola piena di maniera e forzature.,Più convincente il racconto del difficile, ma profondo rapporto tra John e suo padre, un legame capace di superare il dolore e il limite di una malattia impalpabile come l’autismo, un racconto che appare più autentico e commovente quando si libera delle “carinerie” di Savannah e arriva all’essenzialità di un confronto padre-figlio capace di una sua verità.,Luisa Cotta Ramosino