Dissacrante, disonesto, volgare, assolutamente politicamente scorretto. Tutto questo è Deadpool, parodia/estremizzazione del superuomo Marvel e al contempo eroe a tutti gli effetti (e ulteriore testimonianza della genialità della casa editrice americana, che dimostra nella capacità di ironizzare su di sé una grande autocoscienza dei suoi pregi e difetti e indubbia intelligenza). Classificato come “supereroe per adulti” (classificato con la famigerata R in Usa, quindi vietato ai minori non accompagnati), Deadpool è un “hero movie che si compiace di esserlo, snobbando le più basilari regole della sintassi cinematografica (il “divieto” di rivolgersi al pubblico per non svelare la finzione, abbattendo la quarta parete che divide il mondo dello schermo dalla realtà) e creando un vulcano in continua eruzione di scene action shakerate con un humour spinto.
D’altra parte il protagonista, che nasce ovviamente dagli albi a fumetti, anche su carta era conscio di essere al centro di un comic book, dando vita a una sorta di paradosso metanarrativo che diventa spesso spunto di ironia (con frecciate alla produzione e agli attori che hanno ricoperto ruoli in altri film Marvel). Tutto questo a discapito di una linea narrativa che si concede a tratti qualche forzatura o superficialità, senza per questo inficiare la credibilità globale dell’intreccio basato sul personaggio di Wade Wilson, scorbutico e scorretto ex agente operativo delle Special Forces che vivacchia come mercenario, autodefinendosi “un cattivo che picchia gente più cattiva di lui”. Dalla sua liason con la bella Vanessa nasce una storia d’amore che va in frantumi per l’insorgere di una brutta malattia. Una misteriosa agenzia lo recluta per trasformarlo in supereroe, con la promessa di guarirlo. Ma ovviamente non è tutto oro quello che luccica, e il risultato è l’acquisizione di super poteri ma anche la deturpazione fisica che lo costringe a sparire e a celarsi dietro una maschera, dedicandosi alla vendetta personale nei confronti di chi l’ha ridotto in quello stato (e snobbando le richieste di Colosso di entrare a far parte degli X-Men per combattere il crimine insieme a loro).
Cocktail adrenalinico di citazioni dall’universo Marvel e non solo, colpi bassi a ripetizione contro chiunque (da Batman a David Beckham passando per Star Wars), intessuti in una sceneggiatura volgarotta ma esplosiva, oltre alla solita dose di azione ben diretta (sin dal meraviglioso incipit) da una buona mano alla regia e a una colonna sonora scoppiettante. Deadpool corre il rischio di auto compiacersi fin troppo della sua cattiveria e di perdere il controllo, ma il suo protagonista dalla lingua affilata (interpretato da un Ryan Reynold irriconoscibile e quindi azzeccatissimo, come pure gli altri interpreti tra i quali la bella Morena Baccarin già vista nella serie tv Homeland) ha un’ironia contagiosa che prende alla pancia ma che sa farsi anche più sottile, con immensa gioia del popolo nerd (richiami a mondo del cinema, fumetti e cultura pop sono continui e più godibili da chi mastica questa materia) che non potrà che divertirsi.

Pietro Sincich