Ci aspettavamo tanto da questa seconda edizione dei David di Donatello targati Sky. Forse perché lo scorso anno ci aveva fatto ben sperare nel cambio di passo per ridare lustro ai principali premi della nostra cinematografia. E, diciamolo subito, l’edizione di quest’anno si è confermata buona, a livello di puro spettacolo, anche se forse non ha avuto particolari guizzi o invenzioni degne di nota. Si è partiti benissimo con il contributo video del finto film Io , te e David, commentato da Valerio Mastandrea e dalle sue divertenti regole per vincere un David (la più bella: “Raccontare il paese reale: quello delle film commission”). Non poteva mancare il riferimento alla gaffe delle buste degli Oscar, che Mastandrea porge con eleganza (e che verrà ripresa successivamente nel corso della serata da Paolo Virzì).

In generale i contributi e le clip video, comprese quelle dedicate all’approfondimento dei candidati come miglior film, sono state tra le cose migliori della serata. Uno dei punti deboli, duole dirlo, si è rivelato quello che nel 2016 era stato l’elemento migliore: Alessandro Cattelan. Arrivato sul palco agitatissimo, complici forse gli autori e un testo non a fuoco, ha infilato qualche battuta a vuoto (e su un paio il gelo è calato in sala), è quasi scivolato nell’imbarazzante nel momento del ricordo di Gian Luigi Rondi (un momento non all’altezza) e ha impresso a tutto l’inizio della cerimonia una velocità e una concitazione decisamente esagerate. La velocità è forse il principale pregio e insieme il principale difetto della premiazione: sembra quasi che nell’intento di evitare come la peste la noia abissale delle edizioni targate Rai l’imperativo sia correre correre correre, nonostante tutto: che va bene, ma a patto di non strafare. Per alcune categorie “minori” non vengono annunciate le nomination, mentre ai David per il miglior film europeo e per il miglior film straniero viene concessa una scarna citazione (un passo avanti: l’anno scorso nemmeno quella), i premiati sono ancora troppo spesso ossessionati dal contasecondi, e non aiuta non prepararsi il discorso a casa.

Tra i momenti da ricordare l’esibizione di Manuel Agnelli sul rullo degli obituaries (le scomparse celebri dell’anno), sul modello degli Oscar, la standing ovation alla costumista Gabriella Pescucci e alcune invenzioni divertenti (le voci distorte dei presentatori nella categoria del miglior sonoro, i bozzetti che prendono vita nella categoria della miglior scenografia).

Convenzionale la presenza di Benigni sul palco, arrivato per ritirare il David alla carriera, con un discorso un po’ retorico sul “cinema italiano più bello del mondo” e una sentita dedica alla moglie Nicoletta Braschi. E anche in questo caso Cattelan scivola e dopo l’esibizione del regista e attore toscano se ne esce con un poco carino “Ancora un applauso a Benigni che se lo merita”, una frase che nemmeno alla sagra di paese. Siamo ben lontani comunque dai tempi in cui Benigni si mangiava il palco, ma non è colpa dei David.

Quanto ai premiati due si sono distinti in particolar modo: Stefano Accorsi, miglior attore per Veloce come il Vento, che ha tenuto benissimo il palco con classe da vera star e con un discorso di ringraziamento misurato e perfetto (e soprattutto preparatissimo) e Valeria Bruni Tedeschi, migliore attrice per La pazza gioia, il cui speech stavagante, commovente ed esilarante insieme, degno del suo personaggio nel film Beatrice Valdirana, ha infuso vita e gioia alla parte finale della cerimonia e ha coinvolto emozionalmente sia la platea presente che gli spettatori da casa. Due approcci diversissimi (e par certi versi antitetici) ma che hanno saputo valorizzare i rispettivi momenti e di riflesso anche i rispettivi film. Ecco, forse bisognerebbe imparar da loro. Aspettiamo ora la prossima edizione, e quello che ci piacerebbe vedere è soprattutto l’inserimento di qualche momento in più, comico o musicale, che spezzi il ritmo e la noia delle premiazioni (che per quanto ben confezionate rimarranno sempre una noia, come sono una noia gli Oscar). E auspichiamo anche un finale più pensato e meno improvviso (sembrava che qualcuno avesse staccato la corrente e buonanotte a tutti). Poi magari anche un cinema italiano più visto e più in contatto con il pubblico non sarebbe male e aiuterebbe, ma qui Sky ci può far poco.

Maria Elena Vagni

Il discorso di Valeria Bruni Tedeschi (premiata per La pazza gioia):

Stefano Accorsi, miglior attore per Veloce Come il Vento, sul palco dei David: