Il giovane Atim è un ragazzo segnato dalla morte dei propri genitori. Quando compie sedici anni il nonno gli consegna una pistola e l'incarico di vendicare la strage familiare. Il ragazzo inizia un viaggio dal deserto alla città, per raggiungere Nassara, l'omicida che ormai è diventato un pacifico panettiere cinquantenne, che si reca alla moschea a pregare e distribuisce il pane ai poveri. Tra i due nasce un rapporto che diventa sempre più stringente: da garzone, Atim diventa vero e proprio figlio di un padre che non avrebbe mai voluto. La vendetta deve aspettare, fino a quando può soltanto tramutarsi in perdono, richiesto tra le lacrime della preghiera di Nassara. Daratt (la parola indica la stagione secca, in cui si svolge il film), è stato premiato dalla giuria del Festival di Venezia, ed è uno di quei film capaci di partire da un contesto storico preciso per sublimarlo in una parabola sulla paternità e la difficoltà del perdono. Siamo infatti nel Ciad del 2006, quando il governo concede un'amnistia a tutti i criminali di guerra, ma il rapporto tra Atim e Nassara segue le movenze, essenziali e severe, di qualsiasi incontro tra un figlio e un padre. Si coglie l'Africa nel suo lato meno sensazionalistico, pochi bambini affamati e nessun paesaggio mozzafiato, ma si arriva a soffrire e gioire delle scelte di Atim in un processo catartico che alla fine libera e stupisce.,Daniela Persico