Dall’alto di una fredda torre ha per protagonisti Antonio ed Elena, due fratelli gemelli che ricevono una bruttissima notizia; entrambi i genitori – Michela e Giovanni – sono malati ma solo uno dei due potrà essere curato grazie alle cellule staminali di Elena. Per i due fratelli si apre il baratro: chi salvare dei due?

Dall’alto di una fredda torre segna l’esordio alla regia del regista teatrale Francesco Frangipane che porta su grande schermo l’omonima pièce di Filippo Gili. Il film è un intenso dramma morale in cui i due fratelli, molto ben impersonati da Vanessa Scalera (che ha anche recitato nello spettacolo teatrale) ed Edoardo Pesce, si trovano davanti a una scelta etica e radicale difficilissima, se non impossibile da prendere. Lo spunto del film è molto interessante e interroga lo spettatore: cosa faremmo se fossimo al posto di Elena e Antonio? Quale responsabilità saremmo in grado di reggere sapendo che una nostra decisione salverebbe un genitore ma condannerebbe l’altro e nessuna scelta, invece, porterebbe alla morte di entrambi? Per sorreggere il film, però, sarebbe stata necessaria una sceneggiatura più acuta e profonda in grado di affrontare meglio anche il tema del senso di colpa, mentre il racconto sembra non riuscire mai ad andare fino in fondo, cosa di per sé difficilissima.

I momenti intensi non mancano, come i dialoghi e le tensioni tra i due fratelli che mettono in evidenza la bravura di Vanessa Scalera, sempre più presente al cinema, ed Edoardo Pesce. Gli incontri con i genitori, cui danno il volto gli altrettanto bravi Anna Bonaiuto e Giorgio Colangeli, sono riusciti perché rendono bene il timore dei figli nel rivelare la verità ma anche la percezione da parte dei genitori che ci sia qualcosa sotto di inconfessato. Quello che emerge molto bene è lo stretto legame che esiste tra i due fratelli, forse in ragione del fatto di essere gemelli mentre si sarebbe dovuto sviluppare maggiormente il lato medico della vicenda e le interazioni con i dottori con cui Elena e Antonio si interfacciano.

Dall’alto di una fredda torre non è un film riuscitissimo e lascia alcuni dubbi – cui sopperiscono le qualità attoriali dei protagonisti – ma è il tentativo coraggioso di portare al cinema una storia non semplice che ha il merito di non eccedere nel drammatico. Il film è stato premiato come miglior opera prima alla Festa del Cinema di Roma 2023.

Stefano Radice

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