Katia vive sulla sedia a rotelle. E in questa condizione ha sviluppato un cinismo sorridente e ispido, una corazza protettiva che le fa rifiutare la compassione altrui. Quando l’amica “coatta” Rosalba le chiede di scriverle lettere d’amore al fidanzato Danilo, in carcere per omicidio, scatta in lei qualcosa: novella Cyrano de Bergerac, scrive giornalmente missive bellissime. E quando le sue capacità epistolari non sono più richieste (dopo che l’amica, dai frequenti innamoramenti, ha lasciato il carcerato), si deciderà a incontrare di persona Danilo. Nel cui cuore farà breccia.,In realtà, il film parte da una lunga giornata di permesso di uscita del giovane omicida: sposati in carcere, ottengono una giornata a mo’ di “luna di miele”. Nel dipanarsi di una giornata che sembra sospesa e in attesa di qualcosa (si capirà alla fine perché), si intersecano i diversi flashback, in cui conosciamo meglio i tre personaggi al centro della storia: la combattiva protagonista, la cui distrofia muscolare potrebbe regalarle pochi anni di vita; il carcerato duro e di poche parole ma in fondo buono; l’amica sciroccata ma anch’essa generosa…,Lo spunto di Dalla vita in poi, vincitore al festival di Taormina 2010, è tutto sommato esile: una volta instradata la storia sui binari succede ben poco (fino al presunto colpo di scena, parziale, dell’epilogo), e il film sembra più lungo dei suoi 85 minuti scarsi. Tutto suona troppo scritto (a partire ovviamente dalle lettere, artificiosissime), costruito, improbabile. Il terzetto Cristiana Capotondi-Filippo Nigro-Nicoletta Romanoff non è male, anzi; e Carlo Buccirosso fa un piccolo ma gustoso ruolo con la consueta verve e simpatia. Ma alle loro vicende ci si appassiona poco: figurine evanescenti di una trama che non diventa mai storia, non riescono a risultare credibili.,Antonio Autieri