Ultime segnalazioni dalla Festa del Cinema di Roma, che si conclude oggi.

 

Non è un documentario come i tanti sugli sportivi visti ultimamente (spesso in forma di serie, come The last dance dedicato da Netflix a Michael Jordan) il film I am Zlatan, ma una vera ricostruzione della vita e della carriera del campione di calcio svedese attualmente in forza al Milan. Si legge che è tratto dalla sua autobiografia e che lo stesso giocatore ha collaborato alla sceneggiatura e quindi è probabile che, a grandi linee e compatibilmente con il grado di autocelebrazione che Zlatan si è concesso, le vicende narrate corrispondano alla realtà. L’infanzia rabbiosa e modesta in un sobborgo di Malmö e la passione per il pallone sono narrate attraverso una cornice che parte dal punto di svolta nella vita di un giocatore dotato, ma incontrollabile, cioè l’incontro con il procuratore Mino Raiola, ma va detto che forse per non ricamare troppo gli autori del film perdono l’occasione di costruire una vera ed entusiasmante epopea su questo personaggio “antipatico” e scomodo. Le sequenze di calcio sono molto ben girate (ma il ragazzino che interpreta Zlatan da bambino è decisamente più dotato del giovane calciatore che gli dà corpo all’adulto), ma non basterà forse ad allargare il potenziale pubblico di una pellicola sportiva che invece con una drammaturgia più forte (che non significa finzione, ma lavoro sui “personaggi” come dimostra proprio il documentario su Jordan) avrebbe avuto l’occasione di disegnare il percorso di un (anti)eroe spavaldo dei nostri giorni.

(Luisa Cotta Ramosino)

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Un richiamo forte all’attualità lo offre la breve, ma efficace commedia firmata da Louis Garrel (interprete, regista e cosceneggiatore, insieme a Jean-Claude Carrière) La croisade. Abel e Marianne (Letitia Casta), coppia parigina perfetta rappresentante della borghesia sofisticata e benestante, scopre che loro figlio Joseph ha venduto parecchi dei propri ma anche dei loro averi per finanziare, insieme ad altri bambini e adolescenti come lui, un progetto segreto per salvare il pianeta, condannato da inquinamento, sovrappopolazione e cambiamenti climatici. Tanto radicali sono Joseph e i suoi amici (l’amichetta Lucille, figlia di loro conoscenti, ha la ricetta perfetta per combattere la sovrappopolazione, uccidere un adulto su due), quanto, almeno all’inizio, sono cinici e qualunquisti gli adulti, troppo abituati, forse, agli allarmi, per preoccuparsene più, dato che comunque il futuro sarà una faccenda di altri.

Realizzata con un piglio decisamente iconoclasta e autoironico (Garrel si ritaglia la parte di Abel, che più fatica ad aprire gli occhi sulle preoccupazioni e le iniziative del figlio e si limiterebbe a risolvere tutto con un po’ di attenzione alla spazzatura differenziata) e un tocco di utopia (i bambini pianificano di creare un mare in mezzo all’Africa), La croisade  è un apologo mignon (dura poco più di un’ora) che non cerca una soluzione realistica al tema ambientale, ma parte da un presupposto estremo per raccontare alla francese i rapporti tra generazioni e specificamente tra genitori e figli, ma pure quelli sentimentali (perché va bene salvare il mondo ma poi non è che di fronte alla missione scompaiono gelosie).

Forse quella ambientale è la “crociata dei bambini” di questo secolo: gli unici, pare dire Garrel, che hanno l’idealismo e l’iniziativa sufficiente per farsi carico di questa impresa impossibile. Però tocca agli adulti accompagnarli in questo percorso e forse nel frattempo ritrovare anche loro un po’ se stessi.

(Laura Cotta Ramosino)

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Insieme a Belfast, altri due film presentati alla Festa del cinema di Roma raccontano il mondo dei ragazzini e della genitorialità.

C’mon c’mon di Mike Mills, è un viaggio in bianco e nero di uno zio e nipotino attraverso l’America di New Orleans, Los Angeles e New York: Johnny si sposta di città in città per intervistare ragazzini insieme a un team radiofonico, ponendo domande su disagio e futuro; quando la sorella con la quale ha interrotto i contatti cerca di aiutare il marito bipolare, Johnny si offre di occuparsi del nipotino vivace e problematico, portandolo con sé e destreggiandosi passo dopo passo nel difficile mondo della genitorialità.

Dall’alto dei suoi nove anni, il giovanissimo attore Woody Norman tiene testa al compagno di viaggio Joaquin Phoenix, formando un duo di magnetici protagonisti. Il regista, autore di video e documentari, sottrae il colore da una narrazione ricca di spunti d’inchiesta: i ragazzini, al centro della scena, danno risposte acute e spesso acuminate. Il viaggio emotivo di adulto e bambino, qui nell’interessante coppia di zio e nipote, offre infatti un carnet di episodi e suggestioni quotidiane. Troppe, però, le parole che i personaggi spendono, ascoltano e leggono di continuo, ricomponendo in fretta ogni conflitto e togliendo un po’ di freschezza proprio a quegli imprevedibili e sinceri ragazzini.

(Roberta Breda)

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Dopo Ritratto della giovane in fiamme, l’autrice e regista francese Celine Sciamma presenta il suo nuovo film Petite Maman: alla morte della nonna, Nelly si trasferisce temporaneamente nella casa d’infanzia della madre, giocando nei boschi circostanti e facendo la conoscenza di una bambina della sua età. Un film brevissimo e descrittivo, che è tanto trattenuto quanto delicato nel lasciare che siano le piccole protagoniste a dipanare la storia alla loro maniera, tra giochi, fantasie, domande schiette ma anche silenzi, di fronte a quei misteri che segnano la soglia del mondo adulto.

(Roberta Breda)

(5 – fine)

Nella foto: I am Zlatan

Il trailer di I am Zlatan

 

Il trailer di La croisade

 

Il trailer di Petite Maman

 

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