Cyrano de Bergerac, esperto spadaccino e poeta, incanta il pubblico con la sua abilità con la spada e con brillanti giochi di parole nelle sfide verbali. Presta allora le sue parole al compagno d’armi Christian per aiutarlo a conquistare la bella Roxanne, la donna che Cyrano ama da sempre ma alla quale non osa dichiararsi a causa del proprio aspetto.

Dal regista Joe Wright, già autore di vari adattamenti letterari (Anna Karenina, Espiazione, Orgoglio e pregiudizio), arriva una nuova versione di Cyrano: la commedia teatrale di Edmond Rostand diventa un dramma romantico in chiave musical, dove la quinta teatrale è rappresentata da una Sicilia svuotata dalla pandemia. Con le loro strade bianche e stranianti, le località di Noto, Scicli e Ortigia danno una forte unità visiva al film. Se la storia originale è quasi immutata, il testo è invece riadattato da un musical off-Broadway della sceneggiatrice Erica Schmidt.

A dare freschezza alla storia è proprio la trasformazione di un limite prostetico come quello del naso – come era anche nel film del 1990 con Gérard Depardieu – in una caratteristica più strutturale, grazie all’efficace scelta di Peter Dinklage di Game of Thrones nei panni (purtroppo a volte un po’ impacciati) del protagonista, troppo basso di statura per pensare di poter conquistare la sua Roxane. Il genere musical poteva dare nuova grinta a monologhi e duelli verbali, ma i brani della band indie-rock The National rimangono troppo malinconici e sporadici per lasciare il segno.

A fronte di molte scelte efficaci – fotografia e scenografia su tutte – nel film di Wright si sente purtroppo la mancanza di una marcia in più in sceneggiatura, per dare spessore specialmente a quella Roxanne che, in oltre due ore di film, non si riesce mai a vedere con gli occhi innamorati di Cyrano.

Roberta Breda

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