Fiaba semplice semplice ad altezza di bimbo piccino. È il secondo lungometraggio cinematografico, dopo Cuccioli – Il codice di Marco Polo, realizzato da Sergio Manfio e legato alla serie televisiva omonima in onda sui canali Rai. Narrazione semplicissima, personaggi buffi e colorati, una psicologia minimale dei personaggi in campo con “cattivi” come Maga Cornacchia e i suoi sgherri più impacciati che realmente negativi, tematiche ben riconoscibili e universali come l'attenzione per l'ambiente e l'amicizia. Sono tutti elementi che rendono il film adatto – anche per la lunghezza, poco meno di 80' – a uno spettatore prescolare o giù di lì. ,Certo, la semplicità dell'intreccio, in cui c'è spazio per alcune trovate carine come i continui richiami al pubblico a interagire con la narrazione, ad esempio soffiando per ridare forza alla giraventola, si sposa male con un'animazione in molti momenti inadeguata. Non solo nel movimento, a scatti e spesso irreale, degli animali ma anche nella realizzazione degli sfondi o di alcuni dettagli (la pioggia battente, l'acqua che scorre). Dettagli che probabilmente uno spettatore così piccolo e quasi sicuramente al primo film su grande schermo non noterà, rimanendo colpito dalle gag basilari ma a tratti efficaci, dalla tenerezza di un personaggio come il pulcino Senza nome alle prese con un buffissimo modo di comunicare, tutto per cartelli e disegni che prendono vita. Dettagli che per un pubblico meno piccino fanno però la differenza. L'animazione di Sergio Manfio ha tanti modelli alti o altissimi (almeno Il castello errante di Howl, citato in più di un momento) ma è davvero poca cosa in termini di realismo o fantasia o invenzioni visive rispetto non solo ai capolavori di questi anni ma anche a tanto cinema d'animazione medio o medio-basso. Se infatti il paragone con i grandi film targati Disney, Pixar, Fox e Dreamworks non si pone proprio per budget e finalità assolutamente diversi, Cuccioli risulta inferiore tecnicamente a tanti prodotti non proprio memorabili delle ultime stagioni ugualmente tarati su un pubblico di giovanissimi: i coreani Dino e la macchina del tempo e Leafie, i sudafricani Zambezia e Khumba, il malese Seafood, gli spagnoli Le avventure di Fiocco di neve e Justin e i cavalieri valorosi, il belga Sammy, il più riuscito da un punto di vista tecnico per quanto riguarda l'animazione recente non americana né giapponese. Tutti film imperfetti e problematici dal punto di vista dei contenuti rispetto alla vicenda innocua dei cuccioli che vogliono recuperare la giraventola rubata, ma decisamente più strutturati da un punto di vista narrativo, accettabili nel realismo dell'azione, nel movimento, nella gamma dei colori, nei fondali, insomma in una tecnica di animazione e in una confezione che è il punto debole del film di Manfio, interessante solo per la capacità di raccontare storie ad altezza di bimbo di scuola materna.,Simone Fortunato,