L’Alto Adige deve ospitare i negoziati di pace tra Israele e Palestina. Per l’occasione si vuole organizzare un concerto per orchestra che veda insieme giovani musicisti israeliani e palestinesi; per questa missione viene coinvolto il maestro Eduard Spork (Peter Simonischek). Durante le audizioni si creano subito divisioni e tensioni al limite della violenza fisica. Si fronteggiano, in particolare, i due musicisti più carismatici: i violinisti Layla (Sabrina Amali) e Ron (Daniel Donskoy). Spork ha il suo bel daffare per tenere calmi i ragazzi e fa di tutto perché si arrivi a superare le diffidenze reciproche. Nel gruppo solo due si sottraggono al gioco delle fazioni, Omar (Mehidi Meskar) e Shira (Eyan Pinkovitch); i due giovani si innamorano e sembrano poter rappresentare quella speranza di convivenza che rimane invece quasi impossibile.

Dror Zahavi – classe 1959 – è un regista israeliano, trapiantato da anni in Germania che, con Crescendo, ha voluto mostrare come la musica possa superare barriere e pregiudizi e far dialogare anche acerrimi nemici come israeliani e palestinesi. Partendo dal titolo, sappiamo che il “crescendo” è un passaggio musicale che porta a un suono sempre più intenso ma anche il film di Zhavi è un crescendo di intensità. Il pretesto del racconto è la proposta che viene fatta al maestro Eduard Spork (molto bravo Simonischek visto, tra gli altri, in Vi presento Toni Erdman) di dare vita a un’orchestra che veda insieme musicisti israeliani e palestinesi (storia liberamente ispirata a quella della fondazione della West-Eastern Divan Orchestra, creata nel 1999 dal Maestro e direttore d’orchestra Daniel Barenboim e dallo studioso Edward Said). Impresa decisamente difficile.

Il film mette molto bene in evidenza i pregiudizi e l’odio che domina i due fronti. Non mancano momenti di vero scontro e di insulti reciproci. Spork, come un vero terapeuta, cresca di incanalare questa aggressività per portare il gruppo poi a essere unito in nome della musica. Racconta la sua storia che è quella di un figlio di genitori nazisti, tormentato dal senso di colpa per aver avuto un padre e una madre assassini ma che dice ai suoi allievi: «Chi avrebbe immaginato decenni fa che gli ebrei sarebbero un giorno tornati a vivere e lavorare in Germania? Nessuno» (e in questo vediamo un riferimento alla biografia dello spesso Zahavi). Ecco, perché non pensare che quello che oggi è impossibile, la convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi, non possa un giorno avverarsi?

Crescendo procede a tratti in modo troppo prevedibile; ci sono tensioni e riavvicinamenti che lo spettatore si può immaginare. Nel sottofinale, però, accade qualcosa di tragico che rimette tutto in discussione e che fa capire come possa bastare un incidente perché gli animi tornino a scaldarsi senza poter essere contenuti. Zahavi mette poi lo spettatore di fronte a un finale musicale che può essere interpretato in chiave conciliatoria ma anche pessimistica. Rimane chiaro che i ragazzi-musicisti hanno avuto una grande opportunità, ma il peso degli odi storici rimane comunque un ostacolo troppo grande da superare; si intravede una luce ma è ancora troppo fioca. Ci sono diverse scene simboliche nel film; una di queste è quella in cui il maestro fa mettere israeliani da una parte e palestinesi dall’altra, divisi da una riga, e chiede loro di gridare tutto quello che hanno dentro, gli uni contro gli altri. Curiosità finale. Essendo stato girato in Alto Adige, Crescendo è anche un bello spot turistico e paesaggistico per la regione italiana…

Aldo Artosin