Willy il Coyote ha finalmente trovato un colpevole per tutti i suoi fallimenti: non la propria imbranataggine, ma la ACME Corporation. Dopo una vita trascorsa a inseguire l’inafferrabile Beep Beep tra esplosivi, incudini, razzi e marchingegni puntualmente destinati a ritorcersi contro di lui, il coyote decide di portare in tribunale l’azienda che glieli ha venduti. Ad aiutarlo è Kevin Avery (Will Forte), avvocato tutt’altro che brillante che si ritrova a combattere una battaglia molto più grande di lui, contro una multinazionale rappresentata dall’arrogante Buddy Crane (John Cena).
L’idea, già sulla carta, è irresistibile: prendere una delle gag più celebri della storia dell’animazione e chiedersi cosa succederebbe se, dopo decenni di disastri, Willy potesse finalmente presentare il conto alla ACME, marchio ovviamente inventato ma che vediam da decenni nei celebri cartoons. Il film, ispirato a un racconto umoristico di Ian Frazier pubblicato sul New Yorker nel 1990, sfrutta con intelligenza questa premessa e costruisce un vero e proprio legal drama dell’assurdo. La trovata più felice è proprio quella di trattare l’universo dei Looney Tunes come se fosse perfettamente normale: Willy e Beep Beep vivono accanto agli esseri umani, entrano nelle aule di tribunale e interagiscono con loro senza che nessuno senta il bisogno di spiegare l’impossibile.
La prima parte è probabilmente la più divertente, quando il film può ancora abbandonarsi senza freni alla comicità fisica e alle “tragiche” disavventure del Coyote. Poi, con l’avvio del processo, il racconto diventa più convenzionale e il ritmo perde qualcosa della sua esplosività, anche se le gag non mancano. È però proprio qui che emerge l’aspetto più interessante dell’operazione: dietro le esplosioni e gli inseguimenti prende forma una storia sulla perseveranza, sul fallimento e sulla possibilità di rialzarsi dopo essere stati continuamente sconfitti.
Willy, che nei cartoon è soprattutto una macchina comica destinata a fallire, acquista così una sorprendente dimensione “umana”. La sua ostinazione diventa quasi eroica: continua a cadere, a sbagliare, a farsi male, ma non rinuncia mai al proprio obiettivo. E il rapporto con Beep Beep, da semplice caccia infinita, assume progressivamente sfumature più affettuose e persino commoventi (lo abbiamo sempre pensato che il velocissimo e da alcuni odiato pennuto, in fondo in fondo, voglia bene al coyote che lo insegue: senza, che senso avrebbe la sua esistenza?). Anche i numerosi personaggi dei Looney Tunes inseriti nella vicenda – da Titti alla celebre Nonnina, da Bugs Bunny a Daffy Duck – non sono semplici ammiccamenti nostalgici, ma tutto sommato entrano quasi tutti davvero nella storia.
Funziona molto bene anche la componente satirica. La ACME diventa una gigantesca multinazionale che mette il profitto davanti a tutto e considera accettabile che i propri prodotti vengano sperimentati sui personaggi dei cartoon. Dietro la parodia della grande azienda tecnologica contemporanea si intravedono temi reali: l’impunità delle corporation, la sperimentazione sugli animali, lo sfruttamento e l’idea cinica che qualche vittima sia un prezzo necessario perché «lo show continui». Il film non insiste troppo su questi temi, ma li lascia affiorare sotto la superficie della commedia.
A rendere particolarmente riuscita la scommessa è infine la tecnica mista. L’incontro tra attori in carne e ossa e personaggi animati non appare artificioso: Willy e Beep Beep restano fedeli alla loro natura, non parlano e comunicano soprattutto attraverso gesti e cartelli, eppure riescono a stare dentro un genere, quello giudiziario, tradizionalmente fondato sulle parole. Will Forte e John Cena giocano con efficacia sui rispettivi personaggi, mentre la regia di Dave Green mantiene un ritmo vivace e dissemina il film di citazioni senza trasformarlo in una semplice operazione nostalgica.
C’è poi un’ultima, irresistibile ironia. Coyote vs. Acme è diventato quasi suo malgrado il protagonista di una vicenda degna della propria sceneggiatura. Terminato nel 2023 e accolto positivamente dalle proiezioni di prova, il film fu bloccato dalla Warner Bros. Discovery, che preferì cancellarlo per ragioni fiscali, trasformandolo in una perdita. Ne seguì una forte protesta di fan e addetti ai lavori, fino all’acquisto dei diritti da parte di Ketchup Entertainment nel 2025 e alla successiva distribuzione internazionale, arrivata anche in Italia nel settembre 2026.
Così, mentre sullo schermo Willy il Coyote combatte contro una gigantesca corporation che sembra volerlo schiacciare, fuori dallo schermo un film completato e pronto per il pubblico rischiava di essere cancellato per una decisione aziendale. La frase di lancio «Il film che la ACME non voleva farvi vedere arriva al cinema» è un evidente richiamo alla celebre major che stava per mandare in oblio un film su personaggi dei cartoons che hanno fatto la storia del celebre studio… È forse la coincidenza più divertente e amara di un film che, dietro le risate, racconta proprio questo: si può cadere infinite volte, ma qualche volta vale la pena continuare a correre.
Antonio Autieri
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