Lolita, figlia di un noto scrittore, trascorre le sue giornate litigando con il padre e la matrigna. Unica sua passione è il canto, momento in cui il suo grasso corpo passa in secondo piano rispetto alla bella voce di cui è dotata. Sarà l’insegnante di musica a concederle una grande opportunità, al solo scopo di conoscere il famoso padre… Qualcuno l’ha già definita il Woody Allen europeo, ma la francese Agnès Jaoui (sceneggiatrice, regista, attrice e perfino cantante) è dotata sicuramente di un fascino maggiore e di un collaboratore d’eccezione, che l’accompagna nella vita così come nel lavoro, l’attore e autore Jean-Pierre Bacri. Dopo il successo dell’effervescente Il gusto degli altri, la coppia ha ottenuto il premio a Cannes per la migliore sceneggiatura con quest’ultimo film. Dire che le loro storie sono un coacervo di personaggi, sarebbe non riconoscere la loro migliore qualità: creare degli uomini, con le mille sfaccettature del caso. Anche in questo film è la complessità di sentimenti e azioni che ci permette di provare della simpatia addirittura per l’antipatico della storia, il padre di Lolita, magnate dell’editoria da cui finiscono per dipendere tutti i destini del gruppo di protagonisti. Meno convincente la figura di Lolita, adolescente e come tale inquieta, insicura dell’affetto del padre e stanca di vedersi davanti una matrigna stile Barbie che parla di diete e di vestiti alla moda. Il canto sembra essere la strada per uscire dall’anonimato in un mondo che ricerca soltanto fisici perfetti e sorrisi pronti all’uso. Ma anche lì tutto è sempre uguale e Lolita può realizzare il suo sogno soltanto sotto l’ombra del potente padre. C’è un unico momento in cui finalmente i legami d’interesse riescono a sciogliersi: il concerto, dove ognuno inebriato dalla musica riesce a vedere la bellezza del mondo (come recita il finale).

Molti sono i temi messi in gioco per un film che utilizza la struttura della commedia per donarci una pungente critica dei nostri tempi. Mettere in scena degli uomini non deve essere semplice e, in questo film, il ritmo (baldanzoso per il padre, malinconico per la figlia) finisce per seguire il personaggio rispetto all’unità della vicenda, lasciando lo spettatore un poco perplesso alla fine della visione.

Daniela Persico